UN PICCOLO SFORZO E SARAI IL PIU’ GRANDE DI SEMPRE

DI ANTONELLO TOMANELLI

ANTONELLO TOMANELLI

Novak Djokovic ha vinto gli Australian Open, sbarazzandosi in tre set di un pur ottimo Tsitsipas, uno di quei pochi greci che arrivano agevolmente a fine mese. In uno stadio dove ha tristemente prevalso il tifo contro il tennista serbo, spesso fischiato, pur non essendo il greco particolarmente amato dalle platee.
Djokovic avevano provato a stuzzicarlo anche attraverso il padre, colto giorni fa insieme ad alcuni tifosi serbi fuori dallo stadio a sventolare la bandiera russa, e che per amore del figlio ha rinunciato a presenziare alla finale.
Dopo aver realizzato l’ultimo match point, Djokovic non ha esultato, ma si è rivolto al pubblico indicando con il dito la testa e con il pugno il cuore. Un personaggio unico.
Con questa vittoria il serbo si riprende il primo posto della classifica mondiale, che aveva dovuto cedere al giovanissimo e inquietante cannibale Carlos Alcaraz per non aver potuto partecipare agli Australian Open e agli US Open dello scorso anno.
Da Melbourne fu espulso con ignominia nel gennaio 2022 per non essersi vaccinato. Ottenuto un regolare visto, una volta atterrato all’aeroporto, pur esibendo un certificato di guarigione e un tampone negativo, fu condotto dalla polizia australiana e trattenuto per cinque giorni in un modesto hotel adibito a centro di prima accoglienza per immigrati in attesa di primo visto. Il tutto a causa della assurda legge australiana sull’immigrazione, che dà al ministro competente un potere di espulsione assoluto, tanto da essere insindacabile persino dalla Corte Suprema australiana.
Di partecipare agli US Open dello scorso settembre se l’era scordato sin dall’inizio, perché non lo avrebbero nemmeno fatto salire sull’aereo per New York. Così, era precipitato al settimo posto della classifica mondiale.
Oggi, oltre ad aver riagguantato il vertice, ha raggiunto Rafael Nadal per numero di tornei Slam vinti (22), che già rappresenta il record per la disciplina maschile. Ma Djokovic ha 35 anni e una forma fisica strabiliante, a differenza dell’acciaccato Nadal, più vecchio di lui di un anno, che non tornerà più quello di prima, dopo aver stretto i denti per anni contro un dolore al piede che a una persona normale consentirebbe al massimo di camminare zoppicando.
Per lenire in qualche modo quel fortissimo dolore, Nadal ha dovuto assumere farmaci che appaiono nell’elenco delle sostanze dopanti, perché finiscono per alterare le prestazioni agonistiche dell’atleta. Insomma, uno straordinario campione anche lui, ma alla fine anche un furbetto, che peraltro voltò letteralmente le spalle a Djokovic, quando fu escluso dal grande circuito.
Diversamente da Nick Kyrgios, il talentuosissimo e scocomerato tennista australiano, che si scagliò pubblicamente conto l’espulsione del serbo da Melbourne, invitandolo nel contempo ad una notte di baldoria.
Un bel torneo quello appena concluso, sporcato soltanto da quella striscia bianca che ha occultato le bandierine russe sul display del punteggio durante gli incontri giocati da Rublev, Medvedev e Khachanov. Una vergogna.
Lode a Novak Djokovic, insuperabile in campo, ma anche in coerenza, in ideali e nel coraggio.