UNO SCHIAFFO AL SUD: APPROVATO DAL CDM IL DECRETO CALDEROLI PER L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

DI RAFFAELE VESCERA

 

Tanto tuonò che piovve.

Ieri sera, in Consiglio dei ministri è stato approvato, tra gli applausi, il famigerato decreto Calderoli che mira a istituzionalizzare le disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud del Paese, accumulatesi in oltre 160 anni di trattamento “differenziato” sul principio di dare più al Nord e meno al Sud del Paese.
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La fretta è dovuta alle prossime elezioni regionali lombarde, per vincere le quali la Lega deve esibire lo scalpo del Sud, facendo un passo importante per arrivare a realizzare il suo antico sogno di una secessione delle regioni ricche del Nord, in primis Lombardia e Veneto, dal resto del Paese, più di tutto dal Sud ridotto in povertà dal diverso trattamento riservatogli dallo stato italiano.
I risultati sono sotto i nostri occhi.
Gli investimenti pubblici nelle regioni meridionali sono in media di un 40% inferiori a quelli delle regioni settentrionali, per una cifra di circa 80 miliardi l’anno sottratti al Mezzogiorno, con la conseguenza di privare il Sud di infrastrutture moderne, quali ferrovie veloci, strade, porti, aeroporti e servizi sociali efficienti, dalla scuola alla sanità. La qual cosa produce un Pil procapite dimezzato e una disoccupazione tripla rispetto al Nord.
Il governo con questo provvedimento altro non fa che creare e alimentare scontri sociali determinati dall’aumento della povertà. A spingere più di tutti il progetto di secessione dei ricchi è, all’eterno grido di “prima il Nord”, la Lega, con le perplessità di facciata dei partiti che si dichiarano “nazionali”, da quelli di destra di Fratelli d’Italia e di Forza Italia che hanno infine dato corso al decreto Calderoli, alla tardiva opposizione del Partito Democratico che pure con il suo Bonaccini, ora candidato segretario del partito, aveva spinto nella direzione della secessione dei ricchi. Mentre la sua rivale nella corsa alla segreteria e sua vice in Regione Emilia Romagna, Elly Schlein, ora dice che l’Autonomia è una sberla di Meloni al Sud Italia e spera che le regioni del Sud si ribellino a tale decreto antimeridionale. In ogni caso, le spaccature all’interno del “Partito unico del Nord” sono benvenute.
Più sincera e fattiva ci sembra l’opposizione di tante associazioni aderenti al tavolo nazionale contro l’Autonomia differenziata, con la partecipazione della nostra “Carta di Venosa”, che ha lanciato una petizione al presidente Mattarella che va per le 10.000 firme, e l’adesione di sindacati nazionali, quali la Cgil, oltre movimenti politici di sinistra quali Unione popolare e l’adesione di centinaia di sindaci delle città meridionali.
Lo scellerato decreto Calderoli, da più parti definito “spacca Italia”, avrà un corso privilegiato per la sua approvazione, che il governo Meloni, posto sotto ricatto dalla Lega, approverà senza realizzare i famosi “Lep”, ovvero i livelli essenziali di prestazioni per i cittadini, ovunque essi vivono, accontentandosi di promettere una loro definizione che non si è fatta in 22 anni, mentre per la loro realizzazione occorrerebbero centinaia di miliardi che il governo non ha. Intanto, si andrebbe avanti con la “spesa storica”, ovvero i maltrattati resteranno sempre tali e i privilegiati andranno avanti con le loro ricchezze, indebitamente acquisite a danno dei territori meridionali. Approvazione che nei piani del governo dovrebbe farsi scavalcando il Parlamento che non potrà pronunciarsi nel merito del decreto Calderoli.
“Facciamo l’Italia” dice di Meloni, dimenticando di aggiungere il termine “disunita”. Da parte nostra, parteciperemo alla manifestazione nazionale a Roma, decisa dal Tavolo nazionale contro l’Ad, affinché il governo ritiri lo scellerato provvedimento “Spacca Italia”.