DI MARIO PIAZZA
Per uno di quegli strani scherzi che gli dei fanno a noi miseri mortali la Storia ci presenta due invasioni territoriali in contemporanea con molte analogie nelle quali due democrazie da operetta, di quelle che di democratico hanno soltanto le urne elettorali, si trovano a interpretare ruoli contrapposti: l’Ucraina di Zelensky invasa dai Russi da un anno e l’Israele di Netanyahu (ma prima di lui di altri otto premier) che prosegue l’invasione della Palestina iniziata 70 anni fa.
Mi domando con quale faccia di bronzo si possa attaccare Putin per le sue velleità di recuperare i territori dell’Unione Sovietica di trent’anni fa e guardare invece con simpatia il governo israeliano che rivendica e conquista militarmente confini scritti nella Bibbia alcuni secoli prima di Cristo.
Mi domando che differenza ci sia tra i criminali bombardamenti di Putin sulla popolazione civile e la scelta israeliana di assassinare i Palestinesi uno ad uno per settant’anni, in parte con missili uguali a quelli russi ma più spesso sparando loro in testa come si fa con i cani idrofobi.
Mi domando se sia più crudele condannare il popolo ucraino alla fame e al freddo colpendo le infrastrutture che producono cibo ed energia oppure, come avviene da 70 anni in Cisgiordania, impedire la costruzione di porti, aeroporti, centrali elettriche, pozzi per l’acqua, naviglio da pesca e ogni altra forma di sussistenza. E del divieto a tornare in patria per i Palestinesi fuggiti e per i loro discendenti ne vogliamo parlare?
Mi domando anche che differenza ci sia tra l’eroica resistenza degli Ucraini armati e finanziati dall’occidente e quella dei Palestinesi a cui, con l’avallo internazionale, viene vietato di costituire un esercito obbligandoli così a rispondere soltanto con l’arma dei disperati negletti dal mondo, il terrorismo.
Sarà per questo (ma non solo per questo) che quando vedo Biden ergersi a difensore dell’ordine mondiale o la Von der Leyen che vola a Kiev per abbracciare Zelensky o il nostro parlamento che vota quasi all’unanimità per l’invio di armi, invece dell’orgoglio per la mia appartenenza al mondo “libero” provo soltanto un profondo disgusto.