DI GIOACCHINO MUSUMECI
Le dichiarazioni di Paola Egonu al festival di San Remo hanno suscitato lo sdegno dei leghisti, i quali si sono affrettati a sostenere che l’Italia non è un paese razzista. Lega con la memoria corta, disonestà intellettuale e ipocrisia “di cassetto”.
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La lega nasce dall’idea secessionista di Umberto Bossi, il cui presupposto è la superiorità del Nord.
– Il razzismo leghista si è più volte manifestato a colpi di vulcani che dovrebbero disinfestare il meridione (By Salvini);
– Regioni che dovrebbero essere svendute in quanto pesi morti ( By Borghezio);
– Le offese di Calderoli alla Kyenge definita scimmia:
– L’onorevole Centinaio che diede dei terroni ai suoi colleghi parlamentari;
– Il diritto dei medici del Nord a stipendi più alti di quelli dei colleghi meridionali;
– Solo docenti settentrionali al Nord;
– I bambini zingari definiti animali;
– La discriminazione tra profughi autentici ucraini e fasulli nordafricani o siriani…
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Tuttavia è piuttosto noto che un pazzo non si consideri tale proprio come troppi leghisti non si considerano razzisti essendolo invece nel midollo.
Se a tutto ciò aggiungiamo il progetto dell’autonomia differenziata amplificatore di disuguaglianze, l’unico commento possibile è un luminoso VAFFA.
Si aggiunge alle rimostranze leghiste perfino Carla Burato, vicepresidente della Lega Volley Femminile e presidente della società del Montecchio, che milita in A2.
La signora Burato esonda in un intervista dal contenuto allucinante concessa al Giornale di Vicenza.
La Burato afferma per esempio: “Il fatto che proprio Egonu che, diciamocelo, guadagna di più in termini economici del Presidente della Repubblica si sfoghi tacciando il nostro paese di essere uno ‘schifo’ è assolutamente fuori luogo”. Mah, non è chiaro se il reddito della Egonu, tra l’altro non denaro regalato, impedisca alla campionessa di esprimere un’ opinione sul razzismo in Italia. D’altra parte qualsiasi cifra guadagni la Burato, nessuno le vieta di esprimersi, ma se c’è chi può dire quel che vuole, la Egonu dovrebbe poter fare lo stesso a meno che la Burato non ritenga di avere più diritti a esprimersi, il che è senz’altro una forma di razzismo all’insaputa del razzista.
“in ogni situazione in cui l’ho vista– continua la Burato- Egonu è sempre stata trattata come una qualsiasi atleta di grande talento, osannata dal pubblico e da tutto il mondo pallavolistico.”
Non è tutto oro quel che luccica: la simpatica Burato non disse una parola quando il mitologico Adinolfi polemizzò sulla Egonu con l’immeritata fiaccola di rappresentanza alle olimpiadi. Non un fiato dei leghisti sulla polemica sul talento e la vita privata della campionessa, scelta, secondo Adinolfi, per le pressioni della cosiddetta Lobby gay.
E casomai la Burato non si fosse accorta, l’Italia è zeppa di soggetti come Adinolfi, ben posizionati in forze politiche bigotte e conservatrici che negano razzismo, omofobia, minimizzano la discriminazione delle donne e perfino i femminicidi.
Ma la Burato ha pure continuato: “Dunque che la Egonu se ne esca con certe dichiarazioni sul Paese che proprio a lei ha dato tutto, e mi riferisco a educazione, popolarità e denaro, è inaccettabile e irrispettoso”. No cara Burato, messa così sembra che la Egonu abbia vissuto di regali. Invece ha guadagnato tutto a suon di talento senza il quale non sarebbe popolare, ed è questo il guaio, la Egonu è credibile ma troppi leghisti, privi di talento oltre mentire, no.
Egonu non è stata favoreggiata, non deve nulla a nessuno se non a sé stessa, invece non è noto che talenti possieda la Burato per stare dove sta. Ma la chicca decisiva è questa: “ Egonu, tra le atlete più forti d’Italia, potrebbe lasciar stare le chiacchiere inutili e dare il massimo in campo. Del resto, è un’atleta di grande talento sarebbe meglio che pensasse più a quello che le riesce meglio.”
Dunque la Egonu dovrebbe tacere o giocare. Certo la Burato è proprio forte, spara cazzate a raffica ma vorrebbe imbavagliare la Egonu che invece dice cose sensate.
Cara Burato ecco un suggerimento non richiesto come suoi : taccia (imperativo) che, a leggere i suoi deliri ipocriti, è la cosa migliore che possa fare.