DI PIERO ORTECA
Il leader cinese, Xi Jinping, farà un viaggio ufficiale a Mosca entro un paio di mesi per incontrarsi con Vladimir Putin. Col Presidente russo discuterà della crisi ucraina e gli esporrà i punti fondamentali di un piano di pace proposto da Pechino. L’annuncio della visita è stato dato “in diretta” dallo stesso Putin, durante un colloquio col Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che gli ha anticipato i contenuti dell’ipotesi di accordo.
Cina-Russia ora più che mai. Il piano di pace cinese segreto. Geopolitica d’assalto educata nella forma. Preoccupazioni occidentali crescono
Nord Stream, lo scheletro nell’armadio americano
Xi Jinping presto a Mosca smentire le voci, che si rincorrevano in Occidente, su un possibile “riposizionamento” diplomatico di Pechino, anche una notizia da dal Palazzo di Vetro Onu in casa america, tanto clamorosa quanto significativa. L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Zhang Jun, ha chiesto ufficialmente al Consiglio di sicurezza di aprire un’indagine sull’attentato ai gasdotti Nord Stream. Zhang, riporta il South Chins Motning Post, ha detto che bisogna scoprire i colpevoli di un atto che, per la sua gravità, è stato compiuto sicuramente «a livello governativo». Una precedente richiesta, di istituire una commissione internazionale, avanzata dalla Russia, era stata bocciata. Ora, però, anche la Cina si è messa sul piede di guerra, specie dopo la pubblicazione del report di Seymour Hersh (Premio Pulitzer), che accusa dell’operazione gli Stati Uniti, con grande dovizia di particolari.
Cina-Russia ora più che mai
Tornando all’incontro con Wang Yi, il Presidente russo ha voluto sottolineare come la cooperazione tra i due Paesi «sia molto importante per la stabilità internazionale». Wang gli ha risposto, dicendo che le relazioni tra Pechino e Mosca «hanno resistito alle pressioni di altri Stati». Il riferimento, naturalmente, è alla posizione assunta dalla Cina sulla guerra in Ucraina. Xi non solo si è rifiutato di condannare apertamente l’invasione perpetrata dalla Russia, ma ha anche continuato a rifornirla di prodotti e risorse di ogni tipo, in cambio di carburante e materie prime. Tutto questo aggirando le sanzioni occidentali. Insomma, secondo gli analisti della Cia e quelli del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, è stato proprio il partenariato strategico con Pechino uno dei motivi che hanno consentito a Putin di superare, senza troppi danni, le restrizioni impostegli per la sua aggressione. Il resto lo hanno fatto il contenzioso, già aperto da decenni, tra Cina e Stati Uniti, sulla agognata ‘riunificazione’ con Taiwan; e lo scontro titanico per la supremazia economica nel pianeta.
Il piano di pace cinese segreto e invisibile
I punti salienti del piano di pace proposto da Xi Jinping ancora non sono conosciuti. E forse si tratta di un vero e proprio “work in progress”. Si parla solo di “un approccio multilaterale” (in contrasto, col ruolo finora predominante dell’America) e di un controllo rigoroso e assoluto del confronto armato, per evitare una escalation di tipo nucleare. Proprio martedì, Putin ha annunciato la “sospensione” del New Start, l’ultimo importante accordo ancora in vigore sulle armi nucleari. Sospensione e non rottura. Precisazione successiva, «Mosca continuerà a rispettare i limiti sui missili atomici». Fondamentale dovrebbe essere, poi, il richiamo, presente nel documento, «al rispetto dell’integrità territoriale», anche se, in questo caso, dovrà esserne valutato l’esatto significato. E comprendere se, per esempio, questo concetto abbracci o meno lo status attuale della Crimea.
Geopolitica d’assalto educata nella forma
Comunque sia, non è che in Europa e in Usa si nutrano grandi speranze sulle capacità di mediare dei cinesi. Si sperava che la minaccia di essere progressivamente sanzionati, potesse spingere i leader del colosso asiatico almeno verso una posizione di rigorosa neutralità. Invece, i rapporti tra Mosca e Pechino si sono stretti sempre di più, al di là delle illusioni coltivate da una parte della stampa occidentale. In realtà, i cinesi hanno una geopolitica d’assalto nella sostanza, ma molto cauta nella forma. Stanno molto attenti, specie con i Paesi non allineati, a non dare l’impressione di “egemonismo”, cosa di cui invece è facile accusare gli americani. Nei fatti, sono decisamente legati alla Russia che, in questo momento, è la loro sponda più utile.
Putin, nel suo colloquio con Wang di ieri, ha detto che, molto presto, l’interscambio commerciale con i cinesi toccherà i 200 miliardi di dollari.
Preoccupazioni occidentali crescono
Nel frattempo, nelle segrete stanze della diplomazia occidentale, le preoccupazioni vanno aumentando, mano a mano che i rapporti tra Cina e Stati Uniti si deteriorano. Secondo il Wall Street Journal, «Pechino non ha mai condannato l’invasione russa e rimane il partner internazionale più affidabile di Mosca. La Cina ha venduto alla Russia microchip e altre apparecchiature tecnologiche avanzate, che possono essere utilizzate per fabbricare armi. Mentre i funzionari americani affermano che i cinesi, fino ad ora, non hanno venduto armi letali, adesso temono che ciò possa accadere in ogni momento».
Certo, se ogni occasione di attrito con la Cina, per Biden diventa un’opportunità per prenderla di petto, allora state sicuri che Mosca e Pechino andranno a braccetto ancora per un sacco di tempo.
Articolo di Piero Orteca dalla redazione di
23 Febbraio 2023