UNA REPUBBLICA FONDATA SULL’OMICIDIO SUL LAVORO

DI GIORGIO CREMASCHI

GIORGIO crEMASCHI

 

7 maggio 2013 una nave porta container con una manovra investì la torre dei piloti nel porto di Genova.

Fu una strage, morirono nove persone, lavoratori del porto. Mancavano prevenzione, attenzione, regole di sicurezza come in tutti i casi in cui i lavoratori vengono uccisi. Ora il tribunale di Genova ha assolto tutti gli imputati eccellenti, non è successo niente e se qualcosa è accaduto, è stato il destino .

Non è una novità, da tempo la giustizia italiana si è piegata al potere ed al profitto, sì qualche politico ancora confligge con i giudici, ma è un residuo del passato.
Ora nel palazzo sono tutti d’accordo a cancellare il primo principio della democrazia: una giustizia uguale per tutti. Solo i poveracci o i contestatori vengono condannati e finiscono in galera, i potenti hanno acquisito totale immunità. È la più sfacciata giustizia di classe.
Dal 2013, anno della strage al porto di Genova, a oggi quasi 15.000 lavoratori sono stati uccisi sul lavoro.
Non c’è un solo padrone, dirigente pubblico o privato, responsabile delle regole e dei controlli, che sia in carcere; alcuni hanno avuto condanne ridicole, la gran parte sono stati assolti.
Uccidere un lavoratore in Italia è il più facile ed impunito dei delitti.
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E poi ci vengono a vantare la democrazia di questo paese, dove la Costituzione del 1948 non esiste più da tempo e al suo posto ce ne è un’altra. Che al suo primo articolo dichiara:
“L’Italia è una Repubblica fondata sull’omicidio sul lavoro.”
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Foto dal Corriere della Sera