PIETRO MENNEA, LA CORRETTEZZA E L’ONESTA’

DI MARINO BARTOLETTI

 

Qualche settimana fa ho ricevuto una telefonata molto emozionante: quella di Manuela Oliveri, la moglie di Pietro Mennea. Mi ringraziava per come lo avevo “raccontato” ne “La discesa degli Dei” rammentando, fra l’altro una sua celebre intervista al “Guerin Sportivo” durante le Olimpiadi di Seul del 1988. Intervista che alla domanda finale “tu che qui sei stato l’alfiere dell’Italia durante la sfilata inaugurale, cosa portavi con te assieme a quella bandiera?” ricevette come risposta. “La correttezza e l’onestà”
Nulla da aggiungere.
Pietro è stato – oltre che un campione immenso – anche uno dei più grandi interpreti della purezza dello sport, inteso soprattutto come lealtà, forza di volontà e spirito di sacrificio (fino a raggiungere risultati che il suo fisico sembrava non potergli consentire).
Manuela, la sua degnissima compagna, mi ha fatto un grandissimo regalo: quello di passare qualche ora con lei nello studio professionale che divideva con Pietro a Roma, nella zona Prati. Studio che ora, soprattutto in quella che fu la sua stanza, è diventato un meraviglioso, disordinato museo dei ricordi più belli. Mi ha fatto toccare le sue maglie e i suoi cimeli: mi ha fatto leggere l’agenda che compilava quotidianamente.
Nella foto che ho scattato e scelto per illustrare questo post c’è addirittura il referto ufficiale dei giudici di gara della sua vittoria olimpica di Mosca del 1980: in ottava corsia Пьетро Меннеа, la nostra Freccia del Sud.
Pietro se n’è andato dieci anni fa. Ovviamente con discrezione. Così come aveva sempre vissuto. Il che non ci esenta da qualche rimorso per non averlo onorato in vita meglio di come avremmo potuto fare.