DI MARIO PIAZZA
Non mi è mai successo neppure quando ero giovane e inesperto di essere d’accordo su tutta la linea con le persone che furono i miei punti di riferimento politici, culturali, artistici o altro a cominciare da mio padre per finire con John Lennon, figuriamoci ora che la vita mi ha arricchito di conoscenze e mio malgrado di arroganza.
Elly Schlein è parecchio lontana dall’essere un mio punto di riferimento politico e per questo posso scrivere senza alcun imbarazzo che sulla guerra in Ucraina la penso come il leghista Romeo, secondo soltanto a Salvini nella classifica del mio disprezzo per le orde austroungariche.
Basta questo per cancellare dal novero delle mie flebili speranze di cambiamento la segretaria del PD, unica novità positiva sostanziale degli ultimi cinquant’anni? No, o almeno non ancora.
Io penso che “cantare in coro” sia oggi l’unica cosa che la Schlein può fare per sbarrare il passo alla destra montante e cioè coagulare intorno al PD il massimo possibile dei consensi nazionali ed europei. Sarebbe un suicidio se oggi spaccasse il suo partito in due peraltro senza ottenere alcun risultato concreto e quella sfumatura di propensione verso soluzioni diplomatiche del conflitto è il massimo che può offrirci oggi senza fare danni irreparabili, e con o senza di lei le armi continuerebbero a partire indisturbate.
Questa considerazione mi basta per non massacrarla con la mia inutile penna a partire da oggi, se domani quando gli equilibri saranno meglio definiti la sua posizione bellicista rimarrà la stessa la simpatica Elly andrà ad arricchire la schiera dei miei avversari politici, soltanto un gradino più in basso di nemici giurati come Meloni, Salvini e Berlusconi.