DI ANTONELLO TOMANELLI
Per la prima volta in un quarto di millennio, un ex presidente USA viene ufficialmente sottoposto a processo penale. Ma ciò non impedirà a Donald Trump di candidarsi alle presidenziali dell’anno prossimo, perché negli USA nessuna legge, tanto meno la Costituzione, impediscono persino a un condannato di candidarsi. Nel 1920 il sindacalista Eugene Debs corse per la presidenza da una cella del carcere di Atlanta, mentre scontava una condanna a 10 anni per violazione dell’Espionage Act.
C’è chi dice che la documentazione presentata dal procuratore di Manhattan alla Corte contro Trump sia composta in grandissima parte da scartoffie. Ma qualcosina ci deve essere, se la giuria popolare ha optato per il rinvio a giudizio. L’unica cosa certa è che durante la vittoriosa campagna presidenziale del 2016, Trump comprò il silenzio della ex porno star Stormy Daniels, con la quale il Tycoon agli inizi del 2006 ebbe un breve incontro sessuale durante un torneo di golf, con Melania che di lì a pochi mesi avrebbe partorito Barron.
Nessun reato fin qui, anche se negli USA il tradimento della propria moglie non ha mai aiutato un personaggio pubblico. Nel 2012 David Petraeus si dimise da capo della CIA, dopo che la relazione extraconiugale con la sua biografa era diventata di pubblico dominio. Dimissioni accettate per direttissima da Obama, che l’aveva nominato appena cinque mesi prima.
Ma pare che i 130 mila Euro dati a Stormy per non rivelare la tresca siano stati versati direttamente dall’allora avvocato di Trump Michael Cohen, ora suo accusatore. Questi soldi sarebbero poi stati restituiti all’avvocato attraverso il pagamento di finte consulenze legali. Insomma, un giro di false fatture e bilanci truccati. Alla fine poca cosa, questa, se si pensa che il comportamento della pornostar realizza il ben più grave reato di estorsione, aspetto nemmeno minimamente considerato dal procuratore di Manhattan Alvin Bragg, un dem che vede Trump come il fumo negli occhi.
Ma negli USA l’amministrazione della giustizia è per forza di cose politica, dal momento che i procuratori, ossia i PM che portano avanti l’accusa, o sono nominati dall’amministrazione statale o eletti dal popolo. In un modo o nell’altro, sono sensibilissimi alle pressioni provenienti dal Dipartimento di Giustizia, che in questo caso saranno piuttosto forti. Negli USA parlare di separazione dei poteri non ha alcun senso.