TUNISIA : UNA CRISI DEVASTANTE

CLAUDIO KHALED SER

 

La TUNISIA ha definito “inaccettabili” le condizioni del FMI per ottenere il prestito di circa 2 miliardi di dollari “concordato” nello scorso mese di Ottobre.

Inizialmente il Paese nordafricano aveva richiesto un aiuto di 4 miliardi che era stato immediatamente rifiutato dal FMI vista la grave situazione debitoria della Tunisia.
Oggi, il debito tunisino é di circa 2.450 milioni di dinari (circa 738 milioni di euro) ed è pari al 244% delle entrate del settore turistico, che ammontano complessivamente a 1.004,2 milioni di dinari (302 milioni di euro).
Il FMI é stato molto chiaro, senza le riforme strutturali richieste, il finanziamento NON sarà erogato.
Altrettanto decisa la risposta tunisina, NON accetteremo mai le condizioni imposte.
Ma un prestito, per essere tale, dev’essere rimborsabile attraverso il lavoro, le necessarie riforme della spesa pubblica, gli investimenti nei settori in crisi, il ridimensionamento degli aiuti di stato che sono da sempre un pozzo profondo.
Senza tutto questo, il PRESTITO si chiama ELEMOSINA.
Ed uno Stato vive d’Economia non di Caritas.
Questo muro contro muro provocherà a breve il collasso totale dell’economia tunisina che già oggi non é in grado di assicurare non solo il rimborso dei prestiti ottenuti precedentemente, ma nemmeno di pagare gli interessi maturati sul debito concesso.
Ed é altrettanto chiaro che nessuno Stato estero fornirà aiuti di prima necessità alla Tunisia.
L’inevitabile “caroprezzi” dei pochi beni disponibili, aumenterà la soglia di povertà, la disoccupazione e il tracollo socio-economico.
Unico spiraglio potrebbe essere rappresentato dalla cordata Algeria + Paesi del Golfo che si sono dichiarati (a parole) disponibili ad aiutare la Tunisia.
Nel frattempo il “bisogno” tunisino é salito ad oltre 5 MILIARDI di dollari per l’anno in corso.
Difficilissimo recuperare una cifra simile, ma non impossibile, vista la disponibilità economica dei quattro.
Ma cosa chiederanno in cambio l’Arabia Saudita, gli Emirati e soprattutto il Qatar ?
Difficile, anzi impensabile, un aiuto fine a se stesso.
L’Arabia Saudita per concedere un prestito all’Egitto ha chiesto in cambio (ed ottenuto) TRE isole situate nel Golfo Persico.
Nemmeno i cani muovono la coda per niente.
La miseria (ma anche l’estrema povertà) spingono il Popolo alla fuga.
Ulteriore benzina sul fuoco sono state le dichiarazioni del Presidente che ha accusato i Paesi sub-sahariani di voler destabilizzare e cambiare la Tunisia.
L’ondata di violente manifestazioni razziste nei confronti dei subsahariani, già presente nel Paese da anni, è ulteriormente aumentata con arresti arbitrari, rastrellamenti casa per casa e violenze di ogni tipo.
Questo ha portato molte persone ad accelerare il proprio percorso migratorio.
Si calcola che oggi, quasi 500 MILA Persone sono pronte a lasciare la Tunisia per approdare in Italia.
Nei primi tre mesi dell’anno, la Guardia Costiera tunisina ha riportato a terra oltre 15 MILA Persone.
Una goccia nel mare, un mare sempre più pieno di barche e di disperazione.