DI CLAUDIO KHALED SER
Il mare se li prende ma poi, molto spesso li restituisce.
Finiscono sulle spiagge, ancora deserte, intorno a Sfax, davanti all’isola sognata di Lampedusa.
Vengono raccolti e portati all’ospedale municipale, l’unico che ha una “morgue” dove possono essere ospitati i corpi prima del funerale.
Capienza max 40.
Negli ultimi dieci giorni ne sono arrivati più di 200.
Gente senza nome.
Difficile se non impossibile identificare.
Non si sa da dove sono arrivati ma soprattutto (ed é questo che conta ora) quale religione professavano.
Dove seppellirli ?
Nei cimiteri islamici possono essere sepolti solo i musulmani.
A Tunisi c’é un cimitero riservato ai cristiani, a Sfax no.
E comunque le vittime potrebbero appartenere a qualsiasi fede religiosa.
Dopo aver prelevato un campione di DNA per una futura (improbabile) identificazione, vengono portati nel Campo dell’Oblio.
Un pezzo di terra, una buca, una targhetta numerata.
Finisce così il loro destino, nella dimenticanza di una terra che li ha visti pieni di speranza e morire annegati a pochi passi dal sogno di raggiungerla.
Sono ormai tantissime le buche, se il mare ne restituisce altri, bisognerà trovare nuovi Campi in cui scavare e “gettare” i morti.
Sarà l’erba che cresce a coprire quelle buche, saranno i fiori selvatici l’ultimo tributo a loro riservato.
Non certamente la nostra memoria.
Per questo si chiamano “majalat alnisyan” مجالات النسيان,
i Campi dell’Oblio.
.
