IL GRANDE TORINO, UNA LEGGENDA CHE VIVE E VIVRA’ PER SEMPRE

DI ENZO PALIOTTI

 

 

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Il 4 Maggio del 1949 quando il calcio era ancora uno sport, quando ancora non divideva, non suscitava odio, rancore, razzismo e i protagonisti rispecchiavano il concetto di sport popolare, una tragedia consegnava il Grande Torino alla leggenda. L’aereo che riportava quella squadra a casa, da una partita amichevole in Portogallo, si schiantava sul terrapieno antistante la basilica di Superga.

Tutti i calciatori, dirigenti della squadra, giornalisti al seguito, equipaggio perirono in quella sciagura.

Il Grande Torino rappresentava più di una squadra di calcio, impersonava in pieno il concetto di sport popolare. Allora si poteva veramente dire che quei ragazzi erano come noi, vicini a noi che abbiamo tutti dato calci ad un pallone immaginando di essere il portiere Bagicalupo o il capitano Valentino Mazzola. Un ricordo indelebile del calcio “romantico”.

Se a tanti anni dalla tragedia di Superga ancora vive questa leggenda, sarebbe giusto chiedersi quali e quanti sbagli sono stati fatti da allora per assistere oggi, quasi rassegnati, al degrado tecnico e soprattutto sociale di questo sport, nato come sport popolare e oggi divenuto un prodotto di consumo che deve fruttare, deve lucrare al di là del risultato, al di là dei mezzi utilizzati.

Quanto è distante da oggi quella grande squadra e quel mondo, quanto è distante quella leggenda che vivrà sempre.

Io sono nato dopo la tragedia di Superga, ma ho sentito da mio padre cosa rappresentasse per lo sport quella squadra e cosa accadde nel paese il giorno dei funerali. L’Italia sembrava essersi riunita, compattata intorno a quei ragazzi riscoprendo la solidarietà, l’appartenenza. Tutti si sentivano addosso la maglia granata, dal nord alle isole.

L’ammirazione ed il rispetto per il Grande Torino non aveva limiti, non conosceva confini, non c’era nessuna “discriminazione territoriale”.

Quel mito vive ancora e vivrà per sempre, con un pizzico di nostalgia per un mondo lontano ma specialmente per come sia scaduta la qualità dell’uomo ancora più lontano da quel tempo.

Grazie ragazzi, grazie Grande Torino.