IL TERRORISMO DI BUDANOV: «CONTINUEREMO A UCCIDERE RUSSI»

DI ANTONELLO TOMANELLI

ANTONELLO TOMANELLI

«Stiamo uccidendo russi e continueremo a uccidere russi in qualsiasi parte del mondo fino alla completa vittoria dell’Ucraina». Sembrano le parole di uno scocomerato qualsiasi. In realtà, provengono da uno degli elementi di maggior spicco del cerchio magico di Zelensky, Kyrylo Budanov, che con ogni probabilità sostituirà il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov, beccato a speculare sui prezzi dei generi alimentari da destinare ai soldati ucraini che combattono al fronte.
Classe 1986, Budanov si è formato all’accademia militare di Odessa. Si fregia di titoli di dubbio valore come l’assassinio di Darija Dugina e l’attentato al ponte di Kerch. Su di lui pende un mandato di cattura del tribunale di Mosca per omicidio, terrorismo e contrabbando di armi.
Budanov è animato da una russofobia spinta all’eccesso, tanto che su di lui un alto funzionario del Pentagono si è espresso così: «Sembra molto più interessato a colpire Mosca, che non a vincere questa guerra». In questa Ucraina, è l’uomo giusto al posto giusto.
Ma non abbastanza attento da soppesare almeno due volte quel che gli passa per la testa. Per il diritto bellico, in un conflitto armato è consentita qualsiasi operazione militare che non interessi deliberatamente i civili. Ma quando l’obiettivo si sposta sui cittadini inermi di uno Stato belligerante, addirittura presenti «in qualsiasi parte del mondo», allora si entra con due piedi nel concetto di terrorismo internazionale.
E poco importa se una tale esternazione provenga dall’organo di uno Stato dalle capacità militari manifestamente inferiori a quelle dello Stato aggressore. Perché è proprio questa la caratteristica dello Stato terrorista: non essendo in grado di confrontarsi militarmente, colpisce il nemico per le vie interne, con una buona dose di vigliaccheria.
Qui non vi sono spazi per il ricorso alla legittima difesa, che lo Stato aggredito può sempre invocare quando si tratta di far fuori un numero imprecisato di soldati nemici. I civili sono fuori e devono sempre rimanere fuori dagli schermi radar di una guerra. Tanto più quelli privi di qualsiasi riferimento geografico rispetto al teatro del conflitto.
Un concetto sacrosanto e incontestato, ma ripudiato da quelli come Budanov, che senza giri di parole rivendica e al tempo stesso prevede, auspicandola e per mano propria, la morte di cittadini russi inermi come evento ineluttabile nella strada che conduce «alla completa vittoria dell’Ucraina».
Parole pronunciate non da un membro del Battaglione Azov, ma dal n. 1 dell’intelligence ucraina e probabile futuro ministro della Difesa. Quanto basta per non far dormire sonni tranquilli a qualsiasi cittadino russo. Ma anche per chiarire una volta per tutte qual è, in questa partita della morte, lo Stato terrorista.