DI MICHELE MARSONET
Accordo non ufficiale tra Biden e McCarthy su tetto debito, riferiscono fonti della Casa Bianca al New York Times. Una intesa di principio che prevede l’innalzamento del tetto del debito per i prossimi due anni in cambio di tagli al programma dell’amministrazione. Ma cosa significa concretamente? Tagliere cosa a danno di chi?
Escalation del debito federale Usa
Ormai ci siamo abituati. Anche quest’anno negli Stati Uniti i partiti si danno battaglia sul problema del tetto al debito federale. Non è certo questione di poco conto. Qualora l’accordo non venisse raggiunto, avremmo il default dell’economia americana e, in tale eventualità, il caos nell’intera economia mondiale.
Come tutti i presidenti che lo hanno preceduto, anche Joe Biden si trova ad affrontare questo problema. Non a caso ha dovuto accorciare il suo tour asiatico e tornare di corsa a Washington per scongiurare l’eventualità di cui sopra.
Forse che si forse che no
Ora pare che, dopo un incontro tra lo stesso Biden e lo speaker repubblicano alla Camera, Kevin McCarthy, il pericolo sia scongiurato, ma il fatto è che non è stato ancora siglato alcun accordo ufficiale, ragion per cui l’allarme resta.
Si noti che a partire dal 1917, anno dell’intervento Usa nella prima guerra mondiale, il Congresso ha sempre votato l’innalzamento del tetto del debito. Negli ultimi tempi, tuttavia, i presidenti hanno incontrato difficoltà sempre maggiori a causa del contrasto tra i partiti.
“Default”, cosa accadrebbe
Prima, però, occorre rammentare quali sarebbero le conseguenze di un mancato accordo. Il Tesoro non avrebbe la liquidità necessaria per pagare gli stipendi dei militari, dei dipendenti federali e dei beneficiari dei programmi di assistenza pubblica come Social Security, Medicare e Medicaid. Dulcis in fundo, mancherebbero anche i soldi per rimborsare i detentori di titoli del Tesoro.
Tagliare cosa e contro chi?
Un vero disastro, insomma. Finora il default è sempre stato scongiurato in extremis, ma il peggioramento dei rapporti tra i partiti ha reso l’impresa via via più difficile, e il presidente in carica deve intavolare lunghe trattative con il Congresso per allontanare il pericolo.
Troppe guerre che costano care
In estrema sintesi, i Democratici vogliono ridurre il debito tagliando i fondi del Pentagono e trasferendone una quota all’assistenza pubblica e all’ammodernamento delle infrastrutture civili. I Repubblicani, al contrario, non vogliono tagliare le spese militari e puntano a una riduzione di quelle destinate ai problemi assistenziali (peraltro già minori rispetto, per esempio, alle spese dei Paesi europei in tale settore).
Problemi interni a tutti i partiti
Trovare la quadra non è facile, anche se pare che Biden ci sia alla fine riuscito. Tuttavia il possibile accordo accentua le divisioni tra radicali e moderati in ciascuno dei due partiti. Il nuovo capogruppo democratico alla Camera, il 52enne deputato afroamericano Hakeem Jeffries, è stato accusato di debolezza da parte di esponenti radicali quali Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders.
Anche Trump paga pegno
Ma anche nel campo repubblicano le acque non sono affatto tranquille. I sostenitori di Donald Trump accusano la leadership del partito di eccessiva debolezza, criticando l’appoggio militare totale all’Ucraina che, a loro avviso, comporta spese eccessive per gli Stati Uniti.
Leadership Usa a perdere
“Certamente l’accordo si troverà poiché tutti temono le conseguenze di un eventuale default dell’economia Usa. Tuttavia questa continua altalena, che si ripete puntualmente ogni anno, desta perplessità crescenti all’estero gettando ombre pesanti sulla leadership Usa in Occidente”.
Articolo di Michele Marsonet, dalla redazione di
28 Maggio 2023