DI GIORGIO CREMASCHI
Sabato diecimila persone in carne ed ossa erano in un bellissimo corteo a Roma contro la guerra ed il governo Meloni. Non è un cosa normale di questi tempi, è un fatto, una notizia. Ebbene di questo fatto sui tg: zero. Sui grandi giornali: zero.
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A sua volta la manifestazione della CGIL è comparsa sui mass media come un salottino, una appendice di Porta a Porta raccontata solo con le battute di Schlein e Conte.
Purtroppo questa è la nostra stampa, una appendice del palazzo e serve solo ad esso. Chi può dire di aver ricevuto una vera notizia dai nostri mass media? Nessuno. Essi non non devono raccontare i fatti, ma solo presentarli in modo consono al potere, oppure nasconderli.
I “gazzettieri italiani” si riempiono la bocca di libertà e democrazia, per questo salgono festanti sui carri armati e sugli aerei che in nome di esse fanno la guerra alla Russia. Ma se fossero in Russia sarebbero tra i più ridicoli propagandisti di Putin.
A questo punto però lo sappiamo, sappiamo che l’Italia, “colonia politica americana” in condominio con banche e finanza europee, non può permettersi quella relativa libertà di stampa che pure c’è nei paesi guida dell’Occidente. Nessun grande giornale, né tantomeno un telegiornale, potrebbe scrivere sulla guerra criticamente e realisticamente , come la CNN, Le monde, il Guardian, Il New York Times, pure schierati totalmente con la NATO e il sostegno militare all’Ucraina: la loro è la libertà dei padroni, la nostra stampa è serva dei servi.
Siamo al cinquantesimo posto al mondo nella classifiche ufficiali sulla libertà dell’informazione, ma quando si tratta di politica secondo me siamo molto più in basso. La stampa italiana deve essere il megafono della classe di governo, ma ha anche il compito di definire l’opposizione, quella che ovviamente va bene al governo. È il perimetro del regime e per la stampa chi è fuori da questo perimetro non esiste, perché non deve esistere.
Ma noi esistiamo e ci siamo.
Eravamo tante e tanti in corteo, con la convinzione che ai prossimi appuntamenti di lotta saremo ancora di più.
E della censura della stampa di palazzo a questo punto non ce ne frega niente. O meglio ci importa , come di tutti i nemici che sappiamo di dover affrontare se vogliamo davvero cambiare le cose. Ma i gazzettieri che ci censurano, nella gerarchia di questi nemici, sono ben in basso. Il loro parlare di libertà va semplicemente trattato a pernacchie.
E a chi ancora ci chiede stupito: “ma com’è che della vostra manifestazione i tg non ne parlano?” La risposta é una sola: “la stampa mente e censura, censura e mente”.
Certo che ci fa indignare se ci censurano, ma andremo avanti lo stesso, fino a che i tg e i grandi giornali saranno costretti a dire: e questi da dove son saltati fuori?