ASSASSINI A GRAPPOLO

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Nei 500 giorni della guerra ucraina le nefandezze compiute dai tagliagole agli ordini di Putin ci sono state somministrate tutti i giorni prima dopo e durante i pasti con abbondanza di inquadrature raccapriccianti e di storie tragiche. Nulla ci è stato risparmiato, dalla macelleria dei campi di battaglia ai cagnolini rimasti senza il loro padrone.
Alla fine hanno convinto anche i più scettici, Putin e gran parte dei russi sono mostri sanguinari da spazzare via.
Una coltre di piombo è calata sulle atrocità del battaglione Azov e sulle cento guerre criminali quanto e più di questa.
Nominare Hiroshima, o Hanoi, o Baghdad o una qualsiasi delle tante città e popolazioni annientate prima dell’Ucraina equivale a una dichiarazione d’amore per il mostro.
Noi siamo i Buoni e loro sono i Cattivi, fine della discussione.
Già, e ora che c’entrano le bombe a grappolo nelle mani di Zelensky? Parliamone il meno possibile, pronunciamo sottovoce quella parola che fa venire in mente la succulenta uva matura e non qualcosa di più atroce degli immaginari gas nervini di Saddam, più atroce perché nessun vento riuscirà a disperderle e migliaia di esse rimarranno inesplose su quelli che oggi sono i campi di battaglia ma che in futuro turneranno ad essere luoghi dove giocheranno i bambini, passeggeranno le mamme e pascoleranno mucche e pecore.
Quella roba lì, quella che Gino Strada chiamava i “pappagalli verdi”, uccide civili inermi ancora oggi in tutto il vicino oriente e nel sud-est asiatico a decine di anni di distanza dalla fine delle guerre.
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E allora va bene, concordiamo pure tutti sulla cattiveria di Putin ma non permettiamoci mai più di sostenere che noi siamo i buoni.