DO UT DES…

DI ENZO PALIOTTI

 

Siamo tutti felici e contenti per la grazia concessa a Patrick Zaki dal governo egiziano, attendiamo le fanfare che annunciano l’ennesima “vittoria” del nostro Governo, della nostra “diplomazia” che ha sciolto un nodo così duro, peccato che nessuno ce ne dirà i costi. Una domanda però sorge spontanea: c’entra qualcosa la questione Regeni? Che forse, ora che Zaki è stato graziato si potrà mettere fine alle richieste di fare luce sulla fine di Regeni? Un giorno, molto lontano, forse qualcuno una risposta ce la darà.

Tutto ciò ci fa pensare ad un’altra questione: la cattura di Matteo Messina Denaro. Latitante da una trentina di anni e catturato nel giro di pochi giorni. Cattura ottenuta certamente per il lavoro di magistrati e forze dell’ordine ma anche per lo sconsiderato, e “strano”, comportamento del soggetto in questione, molto attento in tanti anni a defilarsi, a restare nell’ombra mentre negli ultimi tempi aveva assunto un atteggiamento come se non fosse quel ricercato in ogni dove, lasciando ovunque tracce consistenti del suo passaggio.

Qualche sospetto ce lo hanno fatto nascere le dichiarazioni di due “esperti” quali l’ex Procuratore Generale della Corte d’Appello di Caltanissetta Roberto Scarpinato e il Magistrato Nino Di Matteo che si sono trovati d’accordo sul comportamento di Matteo Messina Denaro che per quanto fatto ha dato l’impressione quasi di volersi far prendere. In più ci sono le dichiarazioni di Salvatore Baiardo, un pentito di mafia, che nel corso di una puntata di Report ebbe a dichiarare che Matteo Messina Denaro era molto malato e che di lì a poco si sarebbe “consegnato lui stesso per fare un regalino a qualcuno”.

Ora potrebbe anche questo entrare nel gioco degli “scambi”?

Potrebbe la cattura del latitante essere collegata poi con il DDL del ministro Nordio? DDL che prevede la cancellazione del reato di abuso d’ufficio, del concorso esterno di mafia, ma anche, e specialmente, l’abolizione del 41 bis, il carcere duro, che era uno dei punti salienti delle richieste contenute nel “papello” di Totò Riina della “trattativa stato mafia”.

Anche questo, come l’affaire Regeni, resterà un interrogativo al quale è difficile, forse di più della questione Regeni, dare una risposta.

Un altro “DO UT DES” quindi?

Si dice che “a pensare male qualche volta ci si azzecca”, forse questa è una di quelle volte (?).