OPS!

DI ORSO GRIGIO

REDAZIONE

 

 

Chi si oppone al salario minimo sostiene che adottandolo si danneggerebbero i contratti collettivi.

Ah ah ah ah ah… che se avessero detto che non gli sta bene perché devono difendere gli interessi degli imprenditori e simili mentre dei giovani e dei poveri se ne sbattono serenamente le palle avrebbero fatto più bella figura.
E almeno sarebbero stati sinceri.
Sì perché una motivazione più idiota di questa era difficile da trovare, ma forse, visto che sono stati votati, si sentono autorizzati a pensare che scendiamo tutti dai monti con la piena.
E allora vorrei significare a tutti, lorsignori lordame e il resto del ciarpame, (ogni tanto mi scoppia la vena della poesia) che stabilire una soglia sotto la quale non si può scendere vuol dire semplicemente “stabilire una soglia sotto la quale non si può scendere”.
Dai, è facile da capire.
Anche per chi li ha votati.
E vuol dire, soprattutto, che le persone hanno una dignità e che il lavoro ha un costo, e certi padroncini, ristoratori, titolari di bar, imprenditori edili, questa roba qua insomma, devono smetterla di pretendere per sé i diritti e però far la tara su quelli degli altri, o rivendicare la propria, di dignità, e poi pretendere di trattare gli altri come schiavi.
Perché spesso è con questo che abbiamo a che fare: schiavitù.
Altrimenti, se siete sacrificati e non ce la fate, chiudete le vostre preziosissime attività e ci andate voi a questuare la carità di un posto di lavoro in nero, senza garanzie e pagato tre euro l’ora.
Oppure ci mandate i vostri pregiatissimi figli.
Chissà perché ma non ce la vedo la progenie di Renzi o della Fornero accettare le condizioni che questi due fenomeni vorrebbero imporre agli altri.
Ah, già, ma i figli dei poveri, secondo il teorema Briatore, devono restare poveri…
Voglio dirlo sobriamente, come mi si addice, e voglio dirlo anche a certi partiti tentennanti e sindacati sempre troppo in bilico: ci siamo davvero rotti il cacchio di farci prendere per il culo!