PUZZOLOSITA’

DI ORSO GRIGIO

REDAZIONE

 

 

Alain Elkann è diventato famoso, e potente, anche (soprattutto?) per aver sposato la figlia di Agnelli e aver generato con lei quelle due meraviglie di ereditieri John e Lapo. E con quel matrimonio deve aver acquisito anche la spocchia, degli Agnelli, per essersi prodotto in quell’articolo vergognoso sul suo viaggio in treno a contatto con la peggiore razzumaglia plebea del pianeta.
Uno scritto imbarazzante dal quale i suoi colleghi di Repubblica avrebbero voluto dissociarsi con una nota che però il direttore, l’eccellentissimo et illustrissimo Maurizio Molinari non gli ha pubblicato.
Ma come? Il quotidiano dei progressisti, della democrazia, della libertà tarattattà che applica una censura così meschina?
Sarà mica che il padrone della testata è proprio John Elkann, degno figlio di cotanto padre?
Va beh, in fondo non è nemmeno una notizia, anche se ci si sono avventati tutti così almeno per un po’ avrebbero potuto ignorare il resto. Non lo è perché non c’è niente di nuovo: sappiamo bene di certi intellettualoidi e della loro puzza sotto il naso, e sappiamo bene anche da che parte stiano certi giornali.
Infatti il vero oggetto del post arriva adesso, questa era solo una seduta di riscaldamento.
L’argomento è Salvini, che con Elkann non c’entra però un po’ c’entra lo stesso. Come intellettuale lo vedo un po’ carente ma l’arroganza, la tracotanza e la distanza dai bisogni reali del paese sono le stesse.
Recentemente il nostro eroe, nel patetico tentativo, peraltro vano, di richiamare l’attenzione su di sé come figura rilevante di questo governo, ha sentenziato nuovamente che il Ponte sullo Stretto si farà, che suona un po’ come la nuova versione del “se non hanno pane mangino brioche”, visto che nelle altre vie di comunicazione la Sicilia se la gioca col Burundi.
Non solo, si è permesso di invitare Don Ciotti, che come qualsiasi persona di buon senso ritiene questo ponte un’idiozia, a espatriare che tanto non mancherebbe a nessuno. Proprio lui, che ormai fa più pena che spavento, destinato per sempre all’irrilevanza totale oscurato com’è dall’ombra della Meloni, che dà giudizi su una delle persone più belle del nostro tempo: roba che nemmeno dopo le piogge acide di Blade Runner.
Ma c’è di più: questo ineguagliabile soggetto, ancora non del tutto saturo di cazzate, ha completato la sua orazione con una sentenza che vorrei porre alla vostra cortese attenzione, Signori della Corte:
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“il costo massimo dell’opera sarà di tredici miliardi, che ricordo è meno della metà di quello che fino ad oggi sta costando il reddito di cittadinanza, che non lascia traccia sul futuro del paese”.
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Intanto vi invito a memorizzare quel “tredici miliardi” e metterlo agli atti, acciocché chi ci sarà ancora e qualora il ponte dovessero davvero finirlo, potrà confrontarlo con la spesa reale, ammesso che fra intrallazzi, regalie, ruberie, penali, mazzette e mafie varie si riesca mai a saperla.
Vi chiedo poi come si dovrebbe rispondere a uno per il quale la vita delle persone non vale un cacchio, non lascia traccia?
Perché io non lo so.
Certo, se fossi un cignale grezzo come qualcuno mi immagina, lo manderei affanculo in tutte le lingue conosciute e anche quelle che conosco solo io, ma sarebbe inutile e poi sono una persona garbata e piuttosto rifinita; e allora, nel cercare di argomentare pacatamente, vorrei dirgli, a questo inspiegabile fenomeno di cui nessuna scienza conosciuta potrà mai svelare il mistero della presenza nel ruolo che ricopre, che le vite non sono tutte come la sua, fatta di privilegi e fortuna, di successo senza meriti né capacità apparenti.
Ci sono anche vite semplici, modeste, difficili e complicate, di persone normali che non ce l’hanno fatta o che non gli è importato e non ci hanno nemmeno provato, ma non per questo hanno perso il loro diritto alla vita; persone con la propria anima e la propria dignità, ognuno con dentro un mondo e così tanta bellezza di cui lui non conoscerà mai nemmeno l’esistenza, talmente confuso fino a perdersi nella sua stessa ambizione.
E tutte quelle persone, con la loro fatica di vivere, la lasciano eccome una traccia: sui loro figli, sulle persone che amano, sugli amici.
Sul futuro del paese, per l’appunto.
Ed è, quella sì, una traccia indelebile.
E’ questo che conta: le persone, non il tuo cacchio di inutile ponte di merda.