DI MARIO PIAZZA
Ci sono post che non vorrei e non dovrei scrivere.
Ma troppe volte su questa pagina ho sostenuto il diritto di Israele ad esistere per non dire a me stesso e a chi mi legge che sto cambiando idea.
Scriverlo mi costa molto, se persino io sono in collera con me stesso certamente subirò quella di molti amici reali e virtuali e forse anche quella di Zuckenberg ma davvero non posso farne a meno.
I diritti, persino quello di esistere, non sono regali piovuti dal cielo.
Qualsiasi diritto può essere messo in discussione quando certi confini vengono superati e se necessario qualsiasi diritto può essere negato. Nessuno ha dubbi che la Germania nazista dovesse essere cancellata o che gli Inglesi che hanno martirizzato la Rodesia andassero cacciati a calci, e nessuno ha dubbi che un delinquente pericoloso debba perdere la libertà o che un genitore indegno debba perdere ogni diritto sui propri figli…
Oggi, alla luce dello spietato massacro in corso, ogni persona appena decente dovrebbe chiedersi che cosa renda Israele diversa da costoro.
Il mondo intero aveva un debito verso l’Ebraismo perché ha lasciato che accadesse l’Olocausto? Certo, ma quel debito lo stanno pagando col sangue e con la perdita della libertà soltanto i Palestinesi da quando Israele esiste.
Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente?
Certo, ma soltanto se riduciamo la democrazia a una scheda nell’urna e dimentichiamo il suo vero significato di uguaglianza per tutti i cittadini.
Israele ha fatto anche cose buone?
Di sicuro, ma è altrettanto sicuro che qualcosa di buono lo hanno fatto anche Hitler, Mussolini e forse anche Jack lo Squartatore.
Gli Israeliani sono persone come tutte le altre e per certi versi persino migliori?
Senza alcun dubbio, ma non quando salgono su un carro armato o su un bombardiere per consumare una vendetta cieca, atroce e inutile contro civili inermi, donne, bambini, vecchi e malati. Questo sterminio non ha nulla a che vedere con l’autodifesa, si tratta di ferocia allo stato puro.
Devo accettare il fatto che Israele, nella forma politica e geografica che ha voluto darsi, il confine di cui parlavo prima lo ha superato e se per qualcuno questa presa di coscienza dopo mezzo secolo in cui mi sono sforzato di difendere l’indifendibile farà di me un antisemita lo nego con tutta la forza che ho ma alla fine pazienza, me ne farò una ragione.