DI MARIO PIAZZA
A quattro settimane dall’orrendo attacco di Hamas e dall’inizio della massiccia ritorsione di Israele anche i più refrattari alla storia e alla politica hanno capito molte cose sulla situazione che esisteva da quelle parti e si sono schierati, non necessariamente dalla parte giusta perché una parte tutta giusta o tutta sbagliata non c’era e non c’è tuttora.
Gli unici ad avere tutte le ragioni e nessun torto sono i morti e i feriti innocenti di entrambe le parti, i civili, le donne, i bambini, i vecchi.
C’è però una cosa che dovremmo aver capito tutti allo stesso modo e che invece, nonostante ogni giorno che passa la indichi con grande chiarezza, crediamo o fingiamo di credere che non sia vera. E’ una logica elementare quella che dovrebbe farcela capire, la stessa che usiamo per chiamare con il nome giusto un animale a quattro zampe che nitrisce e galoppa con la criniera al vento.
La dico io questa cosa, e se il futuro mi darà torto sarò il primo ad esserne felice.
Lo scopo di Netanyahu e del suo governo di unità nazionale non è di vendicare la strage di Hamas, quello l’avrebbe già ottenuto con un numero di vittime otto volte superiore. Non è neppure quello di distruggere Hamas che come tutti sappiamo a Gaza ha soltanto una parte dei suoi combattenti mentre la maggior parte sono sparpagliati in tutto il Medio Oriente, dal Libano alla Turchia, dall’Iran al Qatar dove sembra vivano al sicuro i suoi capi. E, lo dimostrano il blocco degli aiuti umanitari e i quotidiani bombardamenti sul sud della Striscia contro scuole, ospedali e campi profughi, non è neppure la distruzione delle basi operative dei miliziani.
Ciò che il governo israeliano ha deciso di portare a termine senza neppure curarsi delle apparenze è la distruzione totale della Striscia di Gaza della quale non rimarrà pietra su pietra e la sua popolazione, quella che riuscirà a sopravvivere al genocidio in atto, che vada dispersa tra il Sinai e la Cisgiordania o in qualsiasi altro posto che non sia Gaza ridotta a un cumulo di macerie fumanti.
Di questo si tratta, perché un cavallo è un cavallo e un genocidio è un genocidio e nessuna propaganda, disquisizione, pressione internazionale o opinione pubblica riusciranno a trasformarli in qualcosa di diverso.
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Buona domenica.