SI SCRIVE GUERRA MA SI LEGGE GENOCIDIO

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Ci sono stati eventi nella storia a me contemporanea come il muro di Berlino o le Torri Gemelle dopo i quali tutto è cambiato su scala planetaria ma che non hanno minimamente intaccato i miei valori, il mio piccolo patrimonio culturale, la mia filosofia di vita.
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Questa volta, parlo dell’annientamento di Gaza e dello sterminio dei suoi abitanti, le cose stanno diversamente. Quelli della mia età sono cresciuti nel culto storico, sociale, letterario e scolastico della sconfitta del nazifascismo. La condanna, e ci mancherebbe altro, del tentativo di eliminazione della “razza ebraica” è stata unanime e la sua difesa senza condizioni è entrata a far parte della cultura di ogni persona normale, ed io tra esse.
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E adesso? L’operazione di sterminio programmato che Israele ha deciso di portare a termine a Gaza mi sta cambiando, anzi mi ha già cambiato. Guardo Gaza City distrutta e immagino che sia la mia città, vedo i morti e i feriti e immagino che siano persone che conosco, piango per chi langue terrorizzato senza alcuna assistenza e mi vedo tra chi vorrebbe aiutarli sotto le bombe più vigliacche dai tempi del Fuhrer.
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Davanti a tanto scempio mi domando come farò a rammaricarmi domani o tra un anno quando la vendetta, quella che io desidererei con tutte le mie forze se vivessi a Gaza, arriverà colpendo a casaccio. Perché essa arriverà, tanto odio e furore contro gente inerme non potrà non generarla e chi è stato tanto ingiustamente martoriato non potrà certo preoccuparsi che essa colpisca nel posto giusto.
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