NON BETLEMME MA GERUSALEMME

DI CLAUDIO KHALED SER

 

Ed eccoci qui, ancora una volta, a ricordare questo anniversario, come uno dei tanti “giorni della memoria” della cui memoria non é rimasta traccia.

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Pesa quella croce sul tetto della grotta al posto della cometa.
Segno della sofferenza umana, costretta a vivere in un mondo dove le parole di un Uomo, restano chiuse nel Libro e non nei cuori della Gente.
Ed eccoci qui, a ripetere con malcelata noia che ormai “del natale s’é persa ogni traccia” meno ovviamente quella che fa felici bottegai e commercianti.
Betlemme è il luogo di nascita storico di Yoshua (in “arte” Gesù) e i cristiani credono che il “salvatore del mondo” sia nato nella povertà in un’umile stalla a Betlemme, una città che oggi è nel territorio palestinese occupato (Cisgiordania) da parte dei soliti depravati.
E tuttavia si ha il coraggio di festeggiare il Natale e il desiderio di alcuni di fare persino il presepe, ma é bene sapere che se mai fosse vera quell’antica storia, oggi il bambinello sarebbe stato bombardato con il fosforo dai suoi concittadini ebrei.
Il Natale è ormai una specie di “black Friday” con appiglio religioso in cui le persone spendono i soldi che non hanno in regali-spazzatura di cui non hanno bisogno e, peggio ancora, devono spesso frequentare persone, come i parenti, che preferirebbero evitare come la peste.
Il tutto dominato da alberelli luccicanti pieni di palline e da un grasso ubriacone nordico di nome Natale e di cognome Babbo.
Il cielo della “Terrasanta” é illuminato non da antiche comete, ma dalle scie dei razzi che, da una parte e dall’altra solcano il cielo “divino” per schiantarsi poi sulle case dove altri bambinelli meno fortunati di Yoshua, restano sepolti sotto le travi.
Tutti felici, anche gli erodi di turno che non cercano nemmeno una tregua all’eccidio quotidiano e anzi favoriscono uno sterminio che oggi è arrivato a migliaia di persone: in stragrande maggioranza donne e bambini.
Persone, come i pastorelli e le statuine messe in bella mostra nel presepe nostrano.
Quello che più sconvolge é che la barbarie umana sia di scena proprio lì, su quella terra che di santa ormai non ha più nulla, ridotta a teatro di mattanza sotto l’occhio cieco degli stessi che, nei prossimi giorni, s’inginocchieranno nelle chiese senza nessun pudore., pregando un dio umiliato e calpestato dalla loro arroganza.
Dov’é finito quel messaggio
“Amatevi gli uni con gli altri come io vi amo”?
Che fine hanno fatto le parole, i gesti e gli insegnamenti di un Uomo che voleva insegnare “comprensione e misericordia”?
Da quel giorno lontano che oggi, ancora una volta, ci sforziamo di ricordare, gli esseri poco umani hanno coltivato guerre, compiuto massacri, sterminando altri esseri umani in preda ad un odio folle, irrazionale, criminale.
Forse il senso vero del Natale é tutto lì, la storia di un Uomo nato in una grotta ed ucciso su di una collina.
Forse quella nascita era solo la celebrazione di una morte che sarebbe arrivata poco dopo.
Forse il destino dell’uomo non é nel simbolo di una stalla ma nell’ombra spettrale di una croce.
Forse dovremmo riflettere che, quel bimbo adorato sulla paglia, l’abbiamo ucciso piantandogli chiodi nelle mani e nei piedi, spegnendo, per sempre, quel grido di “amatevi” rimasto da allora inascoltato.
Forse sarebbe giunto il momento di cancellare questo compleanno e rivolgere la nostra attenzione ad una collina chiamata Golgotha.
Forse allora capiremmo che abbiamo tradito la speranza di quell’ Uomo di Betlemme.