DI GIANCARLO SELMI
Non ho visto Sanremo. Non che me ne vanti, per carità, ma per quanto possa sforzarmi non riesce a interessarmi. Prima di oggi, non sapevo neppure chi fosse Ghali. Oggi lo so. E, incidentalmente, mi sono imbattuto in qualcosa che questo ragazzo ha detto:
“Ma, come fate a dire che qui è tutto normale.
Per tracciare un confine.
Con linee immaginarie bombardate un ospedale.
Per un pezzo di terra o per un pezzo di pane.
Non c’è mai pace”.
Bene, per me Sanremo, qualunque cosa sia e/o voglia essere, lo ha vinto lui.
Ha parlato di una cosa che, per me, rimane incontrovertibile: è in atto un genocidio.
A Roma ammazzarono una trentina di nazisti. Questi si vendicarono ammucchiando donne vecchi e bambini e li ammazzarono così, alla cieca. Calcolandone dieci per ogni nazi ucciso. Gente che c’entrava nulla. Sbagliarono il conto e ne fecero fuori più di cinquecento (spero di non sbagliare). Il 7 di ottobre, in un atto terroristico infame, Hamas uccise circa 1.400 israeliani. Una cosa orribile, terribile. Netanyahu e il suo governo hanno fatto ammazzare oltre 30.000 civili palestinesi. 13/14.000 bambini. Bimbi come il mio Giulio. Gente che c’entra nulla. Quale calcolo sta seguendo il governo israeliano? Quello delle Fosse Ardeatine?
E perché si permette a un ambasciatore israeliano dire “in Italia” ciò che si può e ciò che non si può dire su un palco di un festival? E perché si fa leggere un comunicato serio, contro le esternazioni di un artista, a una signora che, normalmente, ride sempre e che viene pagata con i soldi di tutti noi? Anche di chi la pensa come l’artista?
Qualcuno, l’ignoranza è sempre in agguato e il peggio non muore mai, dirà che Ghali non è italiano. Ebbene lo è, alla grande. Incarna gli ideali di questo popolo di cui fa parte a pieno titolo. La pace, soprattutto. E’ un italiano di cui essere fieri ed è più italiano di La Russa, di Gasparri, di Salvini. O, almeno per me, è più italiano di loro. E mi piace pensare che sia un italiano come me. E sono orgoglioso di lui. Mentre i tre citati tutto mi suscitano meno che orgoglio. Un giorno ci chiederemo: dove eravamo noi mentre si annientava un popolo? A fare polemiche su canzonette? Beh… Ghali c’era ed era sul pezzo.
Immenso Ghali, grazie di esistere.