MA QUALE ODIO?

DI FEDERICA QUAGLIO PALIOTTI

 

Sanremo ha sempre rappresentato una settimana di goliardia, piaccia o meno. Però, in un mondo come quello odierno, non ci si può più fermare per canticchiare motivetti orecchiabili. Oggi, il mondo è in guerra e negarlo non è più possibile.

Ghali è un ragazzo di appena 21 anni. Milanese di nascita, la sua infanzia non è stata affatto una passeggiata. La musica, per sua stessa ammissione, l’ha salvato. A Sanremo ha portato “Casa mia”, un pezzo che rappresenta appieno la condizione dei giovani che come lui si sentono italiani, sono italiani, ma vengono da una discendenza straniera. Ghali è al centro delle polemiche, assieme al collega Dargen D’Amico che fin dalla prima ha serata ha parlato delle vittime innocenti di questa guerra. Entrambi hanno utilizzato parole, toni e intenzioni estremamente pacifiche: hanno parlato di pace, di cessate il fuoco, di stop al genocidio, senza mai neanche nominare paesi, politici o…. ambasciatori.

Chi si è sentito punto sul vivo è stato proprio l’ambasciatore israeliano che ha ricordato ancora una volta la strage del 7 ottobre, sembra quasi un disco rotto ormai, e che ha detto “Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile”.
Ieri a Domenica In, i giornalisti in sala hanno domandato a Ghali precisazioni su quanto affermato e lui, molto garbatamente, ha risposto: “E per cosa lo devo usare? Io sono un musicista ancora prima di essere su questo palco”. Ha inoltre ricordato che “La gente ha sempre più paura di dire ‘stop alla guerra e stop al genocidio’ e il fatto che lui dica così non va bene, continua questa politica del terrore. Le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono ‘viva la pace’ e non deve succedere”.
Sullo stesso tenore si è tenuto Dargen D’Amico che ha ricordato ciò che forse dovrebbe essere già nel nostro DNA, ma che evidentemente in molti hanno dimenticato: “Nel momento in cui ascolto discorsi che si dimenticano del valore istintivo della protezione dei cuccioli, noto che c’è qualcosa che non funziona nell’istinto umano perché se non si proteggono i bambini niente funzionerà”.
Discorsi talmente sconvolgenti, evidentemente, per l’AD Rai Roberto Sergio che, pur di non far esibire altri cantanti durante un programma già fortemente in ritardo, decide di usare Mara Venier per un suo personalissimo, eppure proclamato a gran voce sulla tv pubblica comunicato: L’Amministratore Delegato Roberto Sergio ha dichiarato questo: “Ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano e continueranno a farlo, la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele e alla Comunità Ebraica è sentita e convinta.”

La situazione è grave. Da un lato ci sono due ragazzi che usano la loro musica per portare un messaggio non di odio, ma di pace. Se il cessate il fuoco può sembrare ad alcuni un messaggio di odio, forse l’ambasciatore dovrebbe ricordare le parole del suo predecessore Dror Eydar che su Rete 4 dichiarò che l’unico loro obiettivo era “distruggere Gaza, distruggere questo male assoluto”. E continuò, dicendo “Se vogliono salvare (le loro vite) possono fuggire al sud della striscia di Gaza e lasciare la terra”. La distruzione assoluta o il totale abbandono delle loro vite.
A me sembra, Ambasciatore, che queste siano parole d’odio, piene d’odio per un intero popolo che ha avuto la disgrazia di trovarsi nello stesso posto in cui, quasi 77 anni fa, fu insediato l’odierno stato israeliano.

Ciò che è ancor più grave, però, è che la tv pubblica, la tv di stato, quella che dovrebbe essere la Rai, pagata da tutti gli italiani, abbia deciso di mandare fuori un comunicato, firmato direttamente dalla sua massima autorità, che decreta senza se e senza ma l’appoggio unilaterale al governo Israeliano. Il comunicato di ieri non ha citato in nessuna sua parte ciò che sta avvenendo al popolo palestinese. Non parla di Gaza, non parla delle sue vittime, degli ospedali bombardati, dei medici uccisi, delle bombe incessanti sul popolo palestinese.
Il comunicato aveva l’unico obiettivo di dare uno schiaffo morale a un ragazzo di 21 anni che aveva semplicemente espresso un desiderio di pace. Voleva negare ciò che era stato detto per dire la Rai non è d’accordo. La Rai ha deciso che era più importante far sapere a Israele che il sostegno è unilaterale.

Allora torniamo a quello che è stato detto prima: “Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile”.

Io ritengo vergognoso che si ritenga necessario negare le parole di pace di un ragazzo di 21 anni che ha solo parlato di ciò che sente nel cuore, a favore di uno stato che da ottobre non ha mai smesso di macchiarsi le mani di sangue. Io ritengo vergognoso che l’AD della televisione pubblica, di cui noi paghiamo il canone, abbia usato i mezzi di comunicazione per un messaggio politico (questo sì, molto politico), che si sia schierato in maniera assoluta a favore di uno stato rispetto a un altro e che abbia sentito il bisogno di farlo per la richiesta di un ambasciatore che ha ritenuto che parole come cessate il fuoco e fermate il genocidio come piene d’odio.

L’odio l’ho visto solo da un lato e non veniva da Ghali. Non veniva da Dargen D’Amico. L’odio, in questo caso, è, forse, negli occhi di chi guarda, ascolta e proclama assoluta sudditanza a uno Stato, senza ricordarsi ciò che è scritto nella storia della nostra nazione e nella nostra costituzione:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. (articolo 11)”. 

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Foto in copertina by ANSA