TU CHIAMALE SE VUOI… EMOZIONI

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Credo di essere tra i pochi che né qua né altrove ha detto o scritto una sola parola sul festival di Sanremo, e non lo farò neppure ora. Non è snobismo, è che non parlo di cose che non capisco e la produzione musicale ho smesso di capirla da molti anni. Sarà perché sono vecchio ma se è così vuol dire che la mia vecchiaia è iniziata tra i 30 e 40 anni, perché è dai tempi dell’Heavy Metal che mi sono rifugiato nell’ascolto dei vecchi brani rock e folk e che ho aperto le porte alla musica classica e alla lirica.
Per come la vedo io la musica è emozione e gioia e si fonde con la vita come la colonna sonora di un film, alla bellezza degli accordi e dei testi che li accompagnano si aggiunge la sua forza evocativa.
Mi domando cosa cavolo possono evocare i rapper e i trapper se non un brutto incontro sulla metropolitana, e quale emozione o gioia possa esserci in testi assurdi biascicati in maniera quasi incomprensibile su basi musicali ossessive e banalissime.
Da quel dinosauro che sono diventato compiango i giovani, le generazioni che si frappongono tra me e loro li hanno derubati di molte cose e tra esse la musica non è la meno importante.