DI BARBARA LEZZI
La cinica caccia al tesoro alla quale è costretta la madre di Navalny per poter vedere e dare degna sepoltura a suo figlio rende bene quanto siano inquietanti e inaccettabili i regimi, le autocrazie, le dittature. Su questo, nessun dubbio così come è indiscutibile che nessun dissenso debba essere silenziato con il carcere o con la morte.
Ma, attenzione, da qui a elevare a esempio Navalny ce ne vuole (o meglio ce ne vorrebbe). Era un suprematista, un cultore della difesa della razza bianca, uno xenofobo. Insomma, direi piuttosto lontano dal progressismo, dal rispetto delle persone, dai valori occidentali. Credo che tutti i partiti italiani, come al solito trasportati dai venti della convenienza e delle ragioni di opportunità politica, stiano scivolando, come se non ci fosse alcuna differenza, dalla difesa della democrazia alla santificazione di un estremista. Una sciatteria dettata dalla pavidità. D’altronde, gli stessi partiti, non proferiscono parola su Julian Assange la cui vicenda è sorprendente, oltre che inquietante, rispetto a quella di Navalny perché si consuma nel cuore dell’Occidente a opera dei paladini della libertà.
Julian Assange è detenuto da anni a Londra – senza che si sia celebrato un processo- per aver informato il mondo riguardo crimini di guerra commessi dagli USA. Rischia l’estradizione in America dove potenzialmente lo aspettano fino a 175 anni di carcere. Inoltre, secondo un’autorevole inchiesta giornalistica, la CIA aveva un piano per ucciderlo.
Ma Assange è una battaglia scomoda, forse inopportuna e sicuramente sconveniente per i nostri partiti che sfileranno stasera capeggiati da Calenda.
Oggi, dalle 17, ci sarà una manifestazione a Roma, in via XX settembre 68b nei pressi dell’Ambasciata Britannica, per chiedere che Assange non venga estradato. La decisione, da parte dell’Alta Corte del Regno Unito, dovrebbe arrivare proprio tra oggi e domani. Vi aspettiamo, non abbandoniamo Julian Assange, voleva solo raccontare la verità.