DI MARIO PIAZZA
Legittima soddisfazione per la battuta d’arresto del neofascismo in Sardegna, ma il trionfalismo mi pare fuori luogo.
Il vento non è cambiato affatto, cari Elly e Giuseppi, al contrario le raffiche si sono intensificate e se fossi un meteorologo lancerei un allarme rosso.
Mai si era visto nell’Italia repubblicana un ministro sbeffeggiare il Presidente della Repubblica, un altro ministro che gli da ragione tanto per tenerlo buono e una presidentessa del consiglio che lo ignora come si fa coi lavavetri ai semafori, per non parlare delle dichiarazioni oltraggiose del manipolo di sottopanza televisivi, parlamentari, giornalisti e opinionisti al loro servizio.
Non sono neppure certo che il vento sia cambiato nel cosiddetto campo largo, perché se è vero che il primo segno di intelligenza politica ha procurato una risicata vittoria in Sardegna dubito fortemente che l’elettorato grillino avrebbe votato un candidato che non fosse ufficialmente pentastellato.
C’è un sacco di lavoro da fare e dovrà essere fatto sotto la costante minaccia del fuoco amico, ieri quello di Soru, domani di Calenda, di Renzi e persino di Rifondazione Comunista. Per fortuna ad aiutare il traballante campo largo ci penseranno l’incapacità, l’arroganza, l’inverecondia, la faccia tosta e la smania di potere del governo in carica, ma non sono affatto certo che sarà sufficiente.
Godiamoci pure il successo in Sardegna ma che non ci venga in mente di mettere via l’ombrello perché il peggio dove ancora venire.