TREGUA A GAZA PER ATTACCARE IL LIBANO L’ALLARME CNN

DI PIERO ORTECA

REDAZIONE

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

Dalla strage del pane all’attacco al Libano? Trenta camion di aiuti a Gaza City li aspettavano da mesi. La folla si accalca per un po’ di farina. I soldati israeliani sparano. È il caos: muoiono 114 palestinesi. E il bilancio ora supera i 30mila uccisi

Netanyahu non si ferma, e se costretto ad allentare la presa su Gaza, medita già di aprire il temutissimo ‘secondo fronte’ nel Libano, contro Hezbollah. Un’ipotesi, da sempre paventata dagli americani, che ora però va prendendo forma, come annuncia in un suo report la CNN. Facendo sospettare che, ‘congelare il carnaio Gaza’ (dove intanto ci pensa la fame), per l’IDF vorrebbe dire poter spostare truppe per utilizzarle a est.

Se frena Gaza guerra in Libano

«L’Amministrazione Usa e i funzionari dell’Intelligence – dice la CNN – temono che Israele stia pianificando un’incursione di terra in Libano, che potrebbe essere lanciata nella tarda primavera o all’inizio dell’estate. Ciò si verificherebbe se gli sforzi diplomatici non riuscissero a respingere Hezbollah, dal confine settentrionale con la Galilea, secondo quanto rivelato da fonti bene informate». Fuori dalle metafore giornalistiche sulle ‘fonti bene informate’, vuol dire che la Casa Bianca di sicuro ‘sa’, anche se probabilmente ‘non condivide’. Ma nemmeno prova ad imporsi. Nel dubbio irrisolto di quanto sia ‘cattivo’ Netanyahu o quanto sia complice o irresoluto Biden.

La brutta sveglia alla Casa Bianca

La brutta piega presa dagli avvenimenti, è venuta fuori dopo una serie di briefing a cui hanno partecipato gli specialisti dell’Amministrazione Biden. Ancora non c’è niente di deciso, viene sottolineato, ma l’aria che tira sembra spirare in un’unica direzione. «Noi operiamo, partendo dal presupposto che, nei prossimi mesi, ci sarà un intervento militare israeliano in Libano», sostengono gli adviser del Presidente Biden. Il che non vuol dire che si tratti di un’opzione prevista nelle prossime settimane. L’attacco israeliano potrebbe scattare in primavera o subito prima dell’estate».

Altra guerre sulle presidenziali Usa?

E, a sentire le ‘gole profonde’ americane, dovrebbe trattarsi di un’evenienza più probabile che possibile. Almeno così sperano. E a Washington cominciano a mettere le mani avanti, perché tutti sanno che il Libano è un ginepraio, dove si capisce come si comincia, ma non si può mai prevedere come vada a finire. Negoziati, sotto traccia, sono stati condotti fin dal 7 ottobre, all’indomani dei massacri di Hamas. Si temeva l’apertura di un secondo fronte, da parte di Hezbollah, che poi non c’è stata. Anche se è cominciato uno stillicidio di scambi di colpi, razzi e droni, che sono diventati pane quotidiano e che hanno portato a evacuazioni di massa, da entrambe le parti del confine. Così, per evitare vittime civili e danni collaterali, sono stati sfollati circa 80 mila israeliani e altrettanti libanesi.

Tentazioni dall’ala militarista

Il Ministro della Difesa, Yoav Gallant, per esempio, è sempre stato un ardente sostenitore della guerra preventiva contro Hezbollah. Rumors di corridoio, addirittura, dicono che per frenare i suoi bollenti spiriti siano dovuti intervenire gli altri due supergenerali del governo di emergenza, cioè Benny Gantz e Gadi Eisenkot. Ora, gli israeliani sono fermi su un punto, su una richiesta irrinunciabile: vogliono che Hezbollah arretri lo schieramento delle sue truppe di almeno di una decina di chilometri. In pratica, una fascia di territorio ampia a sufficienza, per mettere il nord della Galilea al riparo dalla maggior parte dei lanci di missili e razzi, di piccolo e medio calibro.

La regola del gioco valgono per tutti?

Ma, a quanto pare, il leader dei miliziani sciiti, lo sceicco Nasrallah la considera una interferenza inammissibile. Tuttavia, a lasciare sempre più perplessi gli analisti è la narrazione che fa la CNN, sul ‘dibattito’ (chiamiamolo così) all’interno del governo israeliano, per quanto riguarda la strategia da seguire nei confronti di Hezbollah. «Un secondo alto funzionario Usa – riferisce la tv – ha detto che ci sono elementi all’interno del governo e dell’esercito dello Stato ebraico a favore di un’incursione. C’è un gruppo in crescita che dice ‘facciamo un tentativo. Facciamolo e basta’». «Ma in questo modo, qualsiasi incursione potrebbe portare a una grande escalation, di cui non conosciamo nemmeno le proporzioni».

Rischio escalation e Iran

E i fatti, sul terreno, sembrano dare ragione agli anonimi alti funzionari americani. Negli ultimi giorni, gli attacchi aerei israeliani sono saliti di livello in Libano, fino ad arrivare a una trentina di chilometri da Beirut e spingendosi a colpire anche la ‘capitale’ di Hezbollah, Baalbek, nel nord-est del Paese. «L’Intelligence Usa ha lanciato l’allarme» sostengono gli informatori della CNN. Dopo gli attacchi aerei in profondità, in genere Israele fa seguire le operazioni di terra.

Questo è ciò che ha dichiarato Gallant, domenica scorsa: «Anche se ci fosse una tregua temporanea a Gaza, aumenteremo il fuoco a Nord in modo indipendente, continuando fino al completo ritiro di Hezbollah e al ritorno dei residenti alle loro case». Alle macerie delle loro case.

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Articolo di Piero Orteca, dalla redazione di

1 Marzo 2024