WARGAMES

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Non ho alcun timore di essere definito putiniano per la semplice ragione che so di non esserlo e per la stessa ragione posso riassumere liberamente le mie convinzioni.
Io credo che la guerra in Ucraina sia il risultato finale del piano occidentale iniziato nel 2014 con il colpo di stato di Euromaidan per estendere i confini della Nato fino al primo lembo di terra russo, e credo che le oligarchie ucraine non diverse da quelle russe ne abbiano approfittato per arricchirsi smisuratamente e allo stesso tempo reprimere nel sangue le velleità identitarie delle minoranze russofone.
L’ho fatta breve perché non è di questo che voglio scrivere ma di come i principali leader occidentali ci abbiano trascinato per i capelli fino al baratro della terza guerra mondiale. Quel baratro ci sembrerà lontano e quasi impalpabile fino all’ultimo momento perché ci stanno seppellendo sotto una montagna di propaganda, quella che ci fa piangere per l’Ucraina ma non per la Georgia e neppure per la Crimea che è passata di mano senza colpo ferire, che ci fa inorridire per il massacro di Bucha ma non per quelli in Afganistan, che ci indigna per la morte di Navalny ma molto meno per quella di Kashoggi fatto a pezzi nell’ambasciata di un paese amico, che ci fa percepire quelle di Putin come oscene minacce nucleari e non come inviti a fermarci prima che sia troppo tardi.
Sia chiaro che non ho alcuna difficoltà a definire Putin come un dittatore sanguinario, ciò che proprio non posso fare è considerare Zelensky come Garibaldi e i nazisti del battaglione Azov come i Mille di Calatafimi. Nessuno ha ragione, e per i loro torti a crepare potrebbero essere non gli Ucraini o i Russi coinvolti in un conflitto solo apparentemente territoriale. A crepare a milioni potremmo essere noi, le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini di casa, e per ciò che sappiamo sull’uso delle bombe atomiche quelli che creperanno subito saranno i più fortunati.
E’ questo che pende sulle nostre teste ed è un rischio che non possiamo correre, né per Kiev né per nessun’altra città che non sia la nostra. Tremo per ciò che si sta addensando ma non per la mia pelle ormai vecchia di 73 anni, tremo per le persone a cui voglio bene e un po’ anche per voi che mi leggete.
Pensiamo pure che sia troppo assurdo e mostruoso perché possa accadere davvero ma allora sarebbe meglio che continuassimo a pensare, perché siamo arrivati alla conclusione più rassicurante ma anche alla più sbagliata.