DI ORSO GRIGIO
Vi confesso che stamani mi girano più le palle per il pareggio con la Roma all’ultimo secondo, e dopo un rigore sbagliato, che per la sconfitta del centro sinistra in Abruzzo.
Sì perché la Fiorentina se l’è giocata e meritava di vincere, il centro sinistra no.
Ha presentato una coalizione algebrica convinto che bastasse sommare le percentuali dei partiti che la formavano. Ma in quell’accrocco imbarazzante non c’era davvero unità, non c’era coesione, non c’era un programma chiaro e condiviso, si vergognavano perfino di farsi vedere insieme.
Io non conosco Luciano D’Amico e tutto quello che dirò adesso vale solo in linea generale, non so se riferibile anche a lui, ma credo anche che non basti candidare una persona onesta e di alto livello culturale. Si tratta di amministrare, non di insegnare né di tenere seminari, e le persone scelte devono essere a misura di quelle che le devono votare, conoscere e vivere i loro stessi bisogni.
Gli elettori di sinistra sono più difficili da accontentare, non votano ottusamente per fideismo come altri, che li convinci con una battuta e una moina.
E poi la politica non è matematica.
Se metti dentro Renzi e Calenda i voti li sottraggono a te, non agli altri. Qui però c’è un fatto positivo: se il centro sinistra avesse vinto provate a pensare quanto questi due ci avrebbero sfrangiato i coglioni rivendicando il merito della vittoria.
Questo è un paese di destra, credo che sia chiaro a tutti, e fino a quando la gente non tornerà a votare le cose non cambieranno.
Si tratta quindi di farcela tornare, ma per convincerla ci vogliono programmi chiari, coerenza, volontà di collaborare per il bene delle persone rinunciando a una parte del proprio ego.
Ma vale solo per Schlein e Conte.
Degli altri si può fare a meno, di Renzi e Calenda poi si deve assolutamente.
A pensarci bene però, considerando proprio tutto, il nostro più che un paese di destra è un paese di me**a.