LA BATACLAN RUSSA

DI ANTONELLO TOMANELLI

ANTONELLO TOMANELLI

Quello che il Parlamento UE ha etichettato come Stato terrorista, subisce uno dei più cruenti attentati degli ultimi decenni. Sul pavimento del gigantesco auditorium del Crocus Concert Hall di Mosca rimangono 143 cadaveri, oltre a centinaia di feriti.

In poche ore migliaia di russi si mettono in fila per donare il sangue. Ma Putin è in una situazione poco invidiabile. Quell’88% di voti ottenuto dall’elettorato russo non più tardi di una settimana fa rischia di trasformarsi in una colossale presa in giro.

I più temerari sostengono che Putin l’attentato se lo sia fatto da solo. Riepilogando, in piena campagna elettorale avrebbe fatto uccidere in carcere l’ormai imbelle Navalny; e dopo aver comunque ottenuto l’investitura del popolo russo con una schiacciante maggioranza, avrebbe ordito l’attentato di Mosca. Più che uno statista, sembrerebbe un cretino piramidale.

Ma parlando sul serio, chi può essere stato?

Arriva la rivendicazione dell’Isis, a giudizio di alcuni un tantino farlocca, ritenuta invece credibilissima dall’Occidente, con in testa gli Usa, che citano il gruppo Khorasan, una sorta di Isis afgano. Sono qualche migliaio di invasati con l’ambizione di un califfato che vorrebbe includere parti di Iran, Afghanistan e Pakistan, ma anche di alcune ex repubbliche sovietiche dei dintorni.

Intanto le autorità russe catturano gli attentatori nella foresta del Bryansk, regione confinante con l’Ucraina, autentica falla nella sicurezza russa, da dove transitano piuttosto allegramente, sotto lo sguardo benevolo degli agenti dello SBU, i combattenti della Jihad islamica cecena che hanno deciso di unirsi a Kiev nella guerra contro Mosca. Gli investigatori scoprono che gli attentatori sono tutti originari del Tagikistan, che sono stati pagati per compiere quel massacro e che stavano rifugiandosi in Ucraina.

Insomma, è possibile che questi attentatori facciano parte dell’Isis, ma che non abbiano agito per conto dell’Isis.

C’è però un particolare di non poco rilievo. I servizi Usa avevano avvertito Mosca del concreto pericolo di attentati in luoghi pubblici in prossimità delle elezioni. E il fatto che l’avvertimento si riferisse in particolare al periodo elettorale, non toglie che gli Usa avessero comunque messo in guardia Mosca sul fatto che qualcuno la stesse pensando intensamente, dandogli così un buon vantaggio in termini di prevenzione. Gli USA lo avrebbero fatto sapendo che dietro l’attentato c’era la mano di Kiev? Di certo non si può escludere, ma nemmeno ritenerlo particolarmente credibile.

In ogni caso, non sarebbe la prima volta che l’Ucraina si rende protagonista di azioni riconducibili al concetto di terrorismo. Ricordiamo, in particolare, l’auto saltata in aria a Mosca con dentro Daria Dugina nell’agosto 2022; l’omicidio a San Pietroburgo del blogger russo Vladlen Tatarsky, ucciso in un locale pubblico dall’esplosione di un pacco regalo; il duplice attentato al ponte di Kerch, che ha causato la morte di quattro civili. E anche le vittime civili che da qualche tempo continuano a registrarsi a Belgorod in seguito ai bombardamenti ucraini lasciano intendere che per Kiev in guerra i civili sono tutt’altro che intoccabili.

Del resto, il generale Budanov, capo dell’intelligence militare ucraina, all’indomani dell’assassinio del blogger russo a San Pietroburgo, l’aveva giurata: «Continueremo a uccidere russi in ogni parte del mondo fino alla vittoria completa dell’Ucraina».