DI FERDIANDO TRIPODI
Un silenzio fastidioso.
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I passi di una persona rimbombano lungo la strada in penombra illuminata a malapena dalla spettrale luce arancione irradiata dai brutti lampioni dell’illuminazione pubblica che con l’architettura di un centro storico non c’entrano nulla.
Silenzio e senso di abbandono.
Camminare lungo le strade e i vicoli del centro in una serata d’inverno appena fa buio incute tristezza.
Una passeggiata in centro intorno alle 19 e non a notte fonda è come un viaggio in una città fantasma.
In America le ghost city sono quelle città costruite dai cercatori d’oro e poi abbandonate. A Latina è successo qualcosa di simile, nel cuore della città c’era qualcosa di ancora più prezioso dell’oro e che purtroppo si sta perdendo: la vita. I lavori per i sottoservizi sono stati utili ma il tempo per realizzarli è stato troppo lungo e molti abitanti e operatori commerciali si sono arresi.
La città si è arresa.
I cittadini decidono di andare altrove a passare le serate o un semplice week end perché a Latina “non c’è nulla”.
La politica sembra sorda e cieca difronte questo fallimento che ormai sembra irreversibile.
Nessun progetto, nessuna organizzazione, niente di niente.
Stamattina leggevo che Sua Eccellenza il Prefetto farà una riunione per garantire nelle festività una città più sicura, “blindata”.
Forse qualcuno dovrebbe dirgli che non serve, perché a Latina non c’è e non ci sarà niente e nessuno.
Una desolazione che può essere sconfitta in un solo modo: con l’amore per la città, il centro storico e soprattutto per il bello.
Perché quello che ora è decadente potrebbe diventare bellissimo se solo lo si volesse.