DI ALFREDO FACCHINI
“Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più che alla fine di una giornata di lavoro. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire”.
1° dicembre 1955. Montgomery, capitale della Alabama. Rosa Parks sale sull’autobus “2857″ per tornare a casa dopo una giornata di lavoro presso il grande magazzino della “Montgomery Fair”.
Si siede nella fila centrale del mezzo.
Ma dopo poche fermate sale un passeggero bianco. E dato che non ci sono altri posti liberi, il conducente del mezzo chiede alla donna di alzarsi. Rosa risponde al conducente con un semplice, ma alquanto eloquente: “no”.
Di fronte a questo rifiuto, l’autista chiama la polizia e Rosa Parks viene arrestata per “condotta impropria”.
Questa era la legge: i neri dovevano sedere dietro, i bianchi davanti, mentre i posti centrali erano misti, ma la precedenza doveva essere data sempre ai bianchi.
La politica di segregazione nelle regioni meridionali degli Usa era un’eredità dello schiavismo in vigore fino al 1865, anno in cui venne abolito dal XIII emendamento alla Costituzione. Ma da quel momento in poi nel Sud presero forma alcune norme locali, dette “leggi Jim Crow” (formula dispregiativa utilizzata dai suprematisti per indicare gli afroamericani) che diedero vita a un sistema in cui i neri erano considerati “separate but equal”, “separati ma uguali”: gli afroamericani erano confinati in appositi settori in tutti i luoghi pubblici.
Dal gesto di Rosa seguì il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte della comunità afroamericana. La rivolta coinvolse migliaia di persone e durò fino al 26 dicembre 1956: un totale di 381 giorni, durante i quali i tassisti neri sostennero la protesta abbassando le tariffe al livello dei biglietti dei bus. Dopo un anno di proteste, nel 1956 la legge fu abolita.
Alla Parks quel boicottaggio le costò il posto di lavoro, mentre Raymond, il compagno, preferì lasciare l’impiego nell’aeronautica a causa delle continue minacce di licenziamento. Il padrone di casa aumentò l’affitto ed i coniugi ricevettero continue minacce di morte.
“Se mi guardo attorno e vedo cosa posso fare e lo faccio, io progredisco”.
Qualche volta la Storia, la “Grande Storia”, passa anche attraverso i gesti di comuni cittadini.
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Alfredo Facchini