DI PIERO ORTECA
Piero Orteca da REMOCONTRO –
Come il Gioco dell’oca: si tirano i dadi e si avanza di una casella alla volta. Ma quel tanto che basta per dire che “siamo sulla buona strada”. Ridotto all’osso, è questo il senso della chilometrica telefonata che ieri si sono scambiati Donald Trump e, Vladimir Putin, sui destini dell’Ucraina. Trattativa subito sul Mar Nero, e la Crimea ufficialmente russa
Prima le infrastrutture energetiche
In effetti, il risultato più eclatante che è stato esibito, si riferisce all’impegno russo di sospendere, per un mese, gli attacchi alle infrastrutture energetiche di Kiev, a cominciare dalle centrali elettriche. Ma, nel mazzo, metteteci pure oleodotti e gasdotti, di vitale importanza per l’Europa. Perché, questo vuol dire che se la tregua vale anche per gli ucraini, le pipelines russe che scorrono verso ovest non potranno più essere ulteriormente danneggiate da Zelensky. Come è accaduto di recente con l’oleodotto Druzhba, che porta il petrolio russo in Ungheria e Slovacchia. Il congelamento dei blitz contro gli hub energetici, è stato l’unico risultato tangibile raggiunto dalla conversazione.
‘Lavori in corso’
Per il resto, possiamo parlare di “lavori in corso”. Così si è espresso Trump, a proposito della telefonata con Putin, sulla sua piattaforma Truth Social: «È stata una conversazione molto buona e produttiva – ha scritto – nella quale abbiamo concordato un cessate il fuoco immediato su tutta l’energia e le infrastrutture, con l’intesa che lavoreremo rapidamente. Per avere un cessate il fuoco completo e, in definitiva, la fine di questa orribile guerra tra Russia e Ucraina». Il Presidente Usa, forse riconoscendo la lunga strada che ancora resta da fare per risolvere la crisi, ha poi voluto lanciare un messaggio di speranza: «Sono stati discussi – ha detto – molti elementi di un contratto per la pace, incluso il fatto che migliaia di soldati vengono uccisi. E sia il Presidente Putin che il Presidente Zelensky vorrebbero vederlo finire. Quel processo è ora in piena forza ed effetto, e noi, si spera, per il bene dell’umanità, porteremo a termine il lavoro!».
Oltre la propaganda, quanta sostanza?
Certo, al di là delle dichiarazioni di facciata, si pone il problema di capire fino a che punto il processo di pace avviato possa essere ritenuto credibile. Innanzitutto, occorre dire che i suoi risultati, in questo momento, appaiono strettamente legati all’esito della controffensiva russa nell’oblast di Kursk, dove le forze di occupazione ucraine sono ormai in una situazione disperata. Mentre cerca di chiudere questa pratica, e l’attacco nel Donbass col rischio di stondare a Povrosk, Putin sa che il tempo lavora per lui. E, in un certo senso, Trump lo asseconda. La priorità della Casa Bianca, in questo momento, è ‘normalizzare’ le relazioni col Cremlino, cercando di fare il possibile per non pestarsi i piedi a vicenda. La «Grand strategy» elaborata nello Studio ovale prevede, infatti, di navigare ‘avanti tutta’ contro l’avversario considerato più pericoloso: la Cina. Per questo, Trump è disposto a sacrificare anche il rapporto privilegiato con l’Europa, pur di rompere la saldatura tra Mosca e Pechino.
Conquista dei prossimi confini
Glielo impone la sua visione dello scenario geopolitico nell’Indo-Pacifico. Tuttavia, proprio la necessità di dare il tempo ai russi di consolidare la loro posizione sul campo (per convincerli ad accettare il compromesso), rende le trattative farraginose. Quasi un confronto dove i tempi si dilatano e le intese si spezzettano, fino a diventare imprevedibili. Metodo e merito. Quindi, le trattative di pace, avviate dall’America e guardate con sospetto dall’Europa, vanno valutate non sono nei contenuti, ma anche soprattutto nelle modalità di attuazione. Il protocollo diplomatico introdotto da Trump sembra abbastanza inconsueto. Così come i suoi frequenti approcci ondivaghi, le repentine piroette e gli “U-turn” nelle prese di posizione. Insomma, non aspettatevi i classici negoziati da riportare negli annali di Storia della diplomazia.
Sintesi Guardian
Ecco cosa scrive a questo proposito il Guardian: «In una dichiarazione della Casa Bianca si afferma che Washington e Mosca hanno anche concordato di avviare negoziati sull’attuazione di un cessate il fuoco marittimo nel Mar Nero. A cui seguirà un cessate il fuoco completo e, infine, una pace permanente. Questi negoziati inizieranno immediatamente in Medio Oriente». Tutto molto scadenzato, in definitiva, compatibilmente con la necessità di costruire un’unica ‘ragione’, sommando però tanti piccoli ‘torti’. Resta il fatto che, a quanto trapela, le controproposte o, meglio, le vere e proprie condizioni poste dal Cremlino per firmare un cessate il fuoco totale, sembrano ancora troppo dure. Nell’ordine e, come riportato dal Guardian in recenti dichiarazioni, Putin ha delineato queste richieste: «l’impegno a tenere Kiev fuori dalla Nato, la smilitarizzazione dell’Ucraina e il pieno controllo sulle quattro regioni che Mosca ha annesso nel 2022».
Mini Ucraina e senza Crimea
“Naturalmente, anche Zelensky vorrebbe conoscere i dettagli della telefonata, fra Trump è Putin, nella quale sono stati tracciati i destini del suo Paese. Qualche spiffero, in particolare, è andato di traverso allo Stato maggiore del governo ucraino. Il giornale americano ‘Semafor’ ha lanciato un missile mediatico, pubblicando la notizia relativa al possibile riconoscimento ufficiale della Crimea come territorio russo. Una mossa che potrebbe essere fatta in tempi brevi, mettendo non solo Kiev, ma soprattutto ‘l’Europa dei volenterosi’ davanti al fatto compiuto.”
.
Articolo di Piero Orteca dalla redazione di
19 Marzo 2025