DI MARIO PIAZZA
Ho pochissime affinità politiche con Romano Prodi, credo che i due governi da lui presieduti abbiano fatto un sacco di danni, non sopporto la sua saccenza e il suo modo di parlare a metà tra il curato di campagna e il russare di un bradipo, e mi è pure epidermicamente antipatico.
Però lo voglio ringraziare, perché il suo siparietto con la giornalista Mediaset di Quarta Repubblica Lavinia Orefici, figlia d’arte, ha mostrato dopo tanto tempo il divario che intercorre tra un uomo politico di vecchio stampo e una provocatrice da strada. Con poche frasi l’ha letteralmente lasciata in mutande, ridicolizzata al punto di costringerla a contrattaccare accusandolo inverosimilmente di averle tirato i capelli quando nel video si intuisce che si è trattato di un tocco della spalla, così uguale a quello di un padre nei confronti di una figlia ignorante.
Magari tutti i politici si comportassero così costringendo gli intervistatori da marciapiede a un salto di qualità, e invece scendono al loro livello riducendo la comunicazione politica a una chat di condominio.
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Mario Piazza