DI ALFREDO FACCHINI
Scrivere del dramma palestinese è sempre più difficile
Ogni riga fa ribollire il sangue sempre di più. Ciò che poi sta accadendo nelle prigioni dello Stato terrorista di Israele è semplicemente immondo.
Nell’ombra opprimente di celle che puzzano di crudeltà e menzogne, i nazisti con la stella di David appuntata sulle divise hanno una sola missione: annientare i loro ostaggi.
L’avvocato del dottor Hussam Abu Safiya ha riferito che il suo assistito è stato sottoposto a un interrogatorio durato 13 giorni. Accusato – senza prove – di essere un combattente illegale, è stato vittima di torture, umiliazioni e pestaggi.
La discesa agli inferi
Il dottor Hussam Abu Safiya, uomo di scienza e di cura, non è più che un’ombra dietro le sbarre di Ofer. Le sue mani, abituate a suturare ferite, sono ora costrette in catene; la sua mente, allenata a salvare vite, è costretta a misurare il tempo tra botte, gelo e fame. Eppure, ci fa sapere il suo legale, che anche in questa discesa agli inferi, il tormento del medico non riguarda solo il proprio corpo fiaccato, ma il dolore per i feriti che non può più soccorrere, per i colleghi lasciati soli, per un popolo che soffre di un dolore infinito.
Mattatoi di anime nel silenzio del mondo
Le celle di Ofer o Sde Teiman non sono prigioni, ma mattatoi d’anime, gabbie di sadismo: anziani incatenati come bestie, giovani svuotati di decine di chili di vita.
E nel frattempo, il mondo tace. Non è guerra, questa. È un abominio. Ogni singolo giorno in quelle gabbie è una martellata sulla lapide del diritto internazionale, un insulto a ogni convenzione che osi chiamarsi “umana”.
E mentre gli uomini di potere voltano lo sguardo, schifosamente pavidi o complici, le mura delle celle trattengono le ultime parole dei prigionieri: Resistenza.
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Alfredo Facchini