La condanna

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

La condanna

Il 25 marzo, tra le mura di un tribunale nazi-sionista a Beersheba, un giudice ha sigillato con un colpo di martello il destino del dottor Hussam Abu Safyia, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza: altri sei mesi di detenzione.
Hussam Abu Safyia, 52 anni, divenuto simbolo della resistenza umanitaria, deve essere annientato.
La sentenza lo ha marchiato come “combattente illegale”, un’etichetta che da vent’anni pesa sui palestinesi come una condanna.
Dal 2002, questo abominio giuridico chiamato Legge sui combattenti illegittimi schiaccia chiunque osi resistere o, semplicemente, esistere in quella terra stretta tra il mare e il filo spinato.

Abu Safyia non è un combattente.

È un medico che cura il suo popolo. Un uomo che, mentre il cielo di Gaza crollava sotto le bombe, continuava a salvare vite tra le macerie. Per anni, le sue mani hanno suturato ferite, stretto quelle dei moribondi, finché, in quel maledetto dicembre 2024, i carri armati hanno sfondato i cancelli del Kamal Adwan. L’ospedale, già agonizzante, è stato fatto a pezzi.
Lo hanno trascinato via come un nemico in guerra, non come un medico in camice. Ora marcisce in una cella. La sua colpa? Aver scelto di restare.
Aver trasformato il giuramento di Ippocrate in un atto di ribellione. Perché in tempi di oscurità, anche curare è un atto rivoluzionario.
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Alfredo Facchini