DDL sicurezza e stato di polizia

DI GIUSEPPE GIULIETTI

REDAZIONE

 

Da ARTICOLO VENTUNO –

No, noi non ci stiamo, passeremo dalla indignazione all’azione.
Il DDL Sicurezza, in discussione al Senato, contiene norme da stato di polizia, un vero e proprio piano di aggressione al pensiero critico.
Le norme si inseriscono nel contesto di un tentativo di colpire la divisione dei poteri, di minare i poteri di controllo, in primis giustizia e informazione, di svellere la matrice della Costituzione antifascista, pacifica, antirazzista.
L’articolo 31 del DDL prevede addirittura che persino scuola e università siano obbligate a fornire informazioni ai servizi segreti, magari su uno sciopero, su una manifestazione per Gaza, sulle proteste contro i governi.
Norme da Stato di polizia, oltre quelle già adottate in Ungheria.
Come se non bastasse questa mattina i legali e i costituzionalisti aderenti alla associazione hanno confermato che quell’articolo, come é scritto, si applicherà anche alla Rai, alle emittenti, alle radio, alle agenzie.
Si potranno  chiedere informazioni, fogli di viaggio, tabulati, in modo tale da scoprire le fonti e ostacolare quello che resta del giornalismo di inchiesta.
Una norma in contrasto con la Costituzione e con il Media Freedom Act.
Abbiamo la sensazione che la gravità non sia stata pienamente colta né dagli editori, né dalle redazioni.
Per questo Articolo 21 ha deciso di aderire alla rete “No DDL sicurezza”, di aderire a tutte le iniziative che saranno promosse, di sollecitarne una specifica dei giornalisti, magari con la Costituzione tra le mani, come hanno già fatto i magistrati.
Da oggi promuoveremo una campagna per lo stralcio dell’articolo 31 e comunque per cancellare qualsiasi ambiguità in materia di libertà di informazione.
In caso di approvazione di questa nuova norma bavaglio, sarà dovere di ogni giornalista praticare “l’obbedienza  civile”, rifiutare qualsiasi informazione relativa alle fonti, applicare rigorosamente il Media Freedom Act,le sentenze della corte europea, quelle della Cassazione.
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Articolo di Giuseppe Giulietti, Coordinatore nazionale di
31 Marzo 2025
(da Il fatto Quotidiano)