DI MARIO PIAZZA
Chi è nato in occidente nei vent’anni successivi alla seconda guerra mondiale è cresciuto con l’illusione che lo stato di diritto individuale e il diritto internazionale fossero a portata di mano. La sconfitta del mostro nazista e l’assestarsi delle democrazie lasciavano intravvedere i contorni di ciò che per i centomila anni precedenti era stato soltanto un’utopia.
L’informazione scarsa e manovrata di quei tempi dava il suo contributo celebrando i progressi sociali e additando le ben selezionate atrocità che sembravano avvenire soltanto al di fuori delle barriere sanitarie che le democrazie avevano eretto. Mostri erano i Vietcong, i Sovietici, i Cinesi e più o meno tutto il mondo islamico.
Chi è nato dopo, diciamo a partire dagli anni ottanta, quella incoraggiante illusione non ha mai potuto nutrirla.
Intorno a se non ha mai visto altro che il riflusso dei diritti sociali, l’acuirsi delle disuguaglianze, la forza e la violenza capaci di dirimere qualsiasi controversia senza tenere in alcun conto il diritto e la giustizia, stessa dinamica che si trattasse di un problema condominiale, di una porcheria governativa o dello sterminio del popolo curdo. I mostri non sono più mostri ma acclamati capi di stato, che si tratti di Putin, Trump, Xi Jinping, Netanyahu o Ursula Van der Layen non fa nessuna differenza.
L’homo sapiens è uscito dalle caverne ma è lì che stiamo metaforicamente tornando, perché sono le caverne che non sono mai riuscite a uscire dall’homo sapiens.
.
Mario Piazza