SINDACO DI ROMA: GUALTIERI È IL FAVORITO

DI UMBERTO SINISCALCHI

1287 chilometri quadrati, il comune più grande dell’Unione europea (nella foto si capisce fin troppo bene) e il quinto nel Continente, dopo Mosca, Londra, Istanbul e San Pietroburgo.
Roma non si fa mancare niente. E, a tre giorni dal primo turno per l’elezione del nuovo sindaco, si presenta, come sempre, al suo peggio. Addirittura con un commissario per i rifiuti, male atavico della Capitale.
Già, perché il sindaco di Roma ha davanti 5 anni di lavoro ingrato, poco stimato e condito da insulti, critiche più o meno costruttive, attacchi da ogni fronte.
Chi non conosce Roma potrebbe pensare che il sindaco sia un’autorità stimata e rispettata da tutti, come il “major” di New York o di Londra, il borgomastro di Berlino, “le maire” di Parigi. Macché: il primo cittadino della Capitale è una sorta di capro espiatorio. Qualunque cosa accada è colpa sua. Sempre. E se qualcosa va bene, beh, il sindaco ha fatto il suo dovere. Stop. È insomma un uomo (o una donna) solo e sempre pronto ad incassare critiche e spesso insulti.
Dicono, comunque, che il vincitore sia già stabilito: Renato Gualtieri, pd, ex ministro dell’Economia nel governo Conte. Al ballottaggio la sindaca uscente, Virginia Raggi, ha già fatto capire che lo appoggerà e darà indicazione ai suoi elettori di votare per lui.
Al ballottaggio dovrebbe andare Enrico Michetti, uomo del centrodestra, sponsorizzato da Giorgia Meloni, tanta buona volontà ma poco appeal. Sarebbe un tecnico, Michetti (è consulente di molti sindaci), ma non è conosciuto dal grande pubblico ed è difficile che sfondi.
Tra gli altri 12 candidati, spiccano l’ex prima cittadina della Capitale, Virginia Raggi, 5 stelle e 5 anni di poco o nulla, e Carlo Calenda, sinistrorso col Rolex, molto amato da chi conta, già ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni, ora europarlamentare di “Azione”, ultimo, ovvero quarto, nei sondaggi dell’ultim’ora.
A dar retta ai sondaggisti, al ballottaggio si presenteranno Gualtieri e Michetti, ma la vera incognita è quanta gente andrà a votare. Nel 2016 4 romani su 10 disertarono le urne, 5 su 10 al ballottaggio.
Programmi ambiziosi e migliaia di pagine scritte per illustrare i cambiamenti proposti dai 4 aspiranti sindaci. Ma pochi li leggono, si preferisce il contatto con il candidato. E ognuno dei papabili, pur mettendoci tutta la buona volontà possibile, sa che tutto ciò che proverà a fare sarà osteggiato, se non bloccato, non tanto dall’opposizione quanto da quell’orrendo mostro che sarebbe la prima cosa da eliminare: la burocrazia.
Intanto la campagna elettorale va avanti frenetica, tra una cena, una visita in periferia, un dibattito in TV o alla radio, alla caccia di indecisi e astensionisti seriali. Tante strette di mano, un miliardo di promesse e una buona parola per tutti.
Tanto si sa che chiunque vincerà, dopo un’oretta di complimenti, abbracci, baci e pacche sulle spalle, avrà lo stesso trattamento di chiunque si sia seduto su quell’ingombrante e scomodissima poltrona al Campidoglio. All’improvviso partirà il coro: “Allora sindaco? Le buche, l’immondizia, i trasporti, il traffico, le piste ciclabili, l’illuminazione, i grandi eventi, le periferie” e chi più ne ha più ne metta. È toccato a tutti, dalle tanto ricordate “giunte rosse” a Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino (finché non è stato fatto fuori) all’uscente Raggi.
Al punto che più di qualcuno sostiene che chi vince a Roma è come se perdesse.
Una cosa è certa: il nuovo primo cittadino della Capitale perderà sonno e serenità. In cambio non avrà molto. Ma lui, almeno, ci avrà provato.
In bocca al lupo a chi sarà eletto: non vorrei essere al suo posto