TU CHIAMALA, SE VUOI, DOPPIA MORALE

DI GIANCARLO SELMI

 

Primi anni ’60.
L’Unione Sovietica di Kruscev piazza missili a testata atomica, in Cuba, a poche miglia dalle coste USA. Un aereo da ricognizione americano, volando a bassa quota per sfuggire al controllo dei radar, li scopre e li fotografa.
La reazione americana fu durissima. Mc Namara, l’allora consigliere di Kennedy, minacciò apertamente la guerra, se i russi non avessero rimosso la minaccia costituita dai missili. Lo stesso fece Kennedy. Si giunse a pochi centimetri dalla guerra, che sarebbe stata fatale per l’intero pianeta.
I centimetri mancanti da una linea ideale tracciata nel mare e controllata dalle motovedette americane. Fu determinante l’accordo con l’ambasciatore russo all’Onu ed il successivo colloquio telefonico fra Kennedy e Kruscev per scongiurare la guerra. I russi richiamarono le navi che mai oltrepassarono quella linea, ritirarono i missili, mentre Kennedy firmò un impegno unilaterale di non aggressione a Cuba, ancora vigente.
Si ripete la stessa cosa a parti invertite. Gli USA vogliono allargare l’influenza della NATO all’Ucraina, ergo, avere il diritto di piazzare missili a poche centinaia di metri dal confine russo. Putin non ci sta. Esattamente come fece Kennedy nei primi anni ’60. Putin sta facendo esattamente il suo dovere. Esattamente ciò che richiede il suo ruolo di Presidente della Russia: difendere il suo popolo e la sua nazione. Ciò che fece Kennedy.
Il problema sta tutto nella differenza fra due grandi, Kruscev e Kennedy, e due nani, Putin e Biden. Non è una buona notizia. Però va detta una cosa: possiamo pensare tutto il male possibile di Putin, però non possiamo calpestare la verità. E la verità ha un nome ed un cognome: gli USA e la stramaledetta ansia di espansione dei suoi governanti. E, ovviamente, dei suoi potentati economici, fra questi, l’industria della guerra. Delle guerre.
La storia la fanno i vincitori, è sempre stato così, però la storia ha oggettività che, a prescindere dalle menzognere narrazioni dell’informazione drogata, andrebbero analizzate. I difensori delle ragioni USA dovrebbero spiegare perché ciò che valse per Kennedy, non abbia valore per Putin. E della storia va conservata la dignità, non narrarla come se la ragione stesse sempre e soltanto da una parte.