DI GIOACCHINO MUSUMECI
Per gli ultranazionalisti ucraini non c’è altra strada che eliminare la popolazione filorussa. È imperativo “decomunistizzare l’Ucraina”.
L’idea è esemplificata nelle dichiarazioni pubbliche di Petro Porshenko: “ Perché noi ( ucraini) avremo lavoro e loro( ucraini filorussi) no, noi avremo la pensione e loro no, i nostri bambini andranno a scuola e i loro bambini si dovranno rintanare nei seminterrati, perché non sono in grado di fare niente, ed esattamente così che vinceremo la guerra.”
Ugualmente agghiaccianti le parole pronunciate dal giornalista Bogdan Butkevych in Tv: “Il fatto è che il Donbass non è solamente una regione depressa. Il problema principale è che hanno un numero enorme di persone inutili all’interno della popolazione. A Donetsk nella sua regione vivono 4 milioni di persone e 2 milioni e mezzo di queste sono inutili. Non abbiamo bisogno di comprendere quelle persone. Tutto quello che dobbiamo fare è capire l’interesse ucraino. Il Donbass dev’essere usato come una risorsa. La cosa principale che dobbiamo fare, anche se può sembrare crudele, è capire che questa categoria di persone inutili deve essere uccisa”.
Inizialmente ho stentato a credere che tali parole fossero vere ma non ho trovato smentite oltre un articolo di Julia Davis (Washington Post). La Davis difende malamente Butkevych e parla di propaganda russa distorsiva. Allora ho verificato le affermazioni del giornalista ucraino intervenuto su Hukraine’s Hromadske il 29 Aprile 2014: https://www.youtube.com/watch?v=hCD4RS9LsTI. Per tradurre è stato sufficiente usare Google Translate col microfono acceso e aver selezionato la lingua Ucraina.
Dall’intervista di circa 31 minuti si possono trarre diverse informazioni sul razzismo che flagella l’Ucraina.
Leggere i commenti degli utenti è illuminante: l’Ucraina è un paese in cui le differenze etnico/ linguistiche costituiscono il piano principale di speculazioni che si traducono in conflitti devastanti. Appare estremamente chiaro quanto la comunità internazionale sia stata indifferente al problema catastrofico che pretenderemmo di capire attraverso informazioni totalmente viziate.
Butkevich si esprime sul Donbass con gli stessi pregiudizi che in Italia individueremmo elevati a infinitesima potenza nella retorica leghista razzista scagliata sui “terroni” augurandosi che vengano estinti dalla lava dell’Etna o del Vesuvio.
In Ucraina il pregiudizio è talmente radicato e potente da tradursi in odio reciproco al limite del disumano. Ruslan Kukharchuk, giornalista ucraino arrestato nel Donbass e poi liberato, racconta che i filorussi erano terrorizzati dalla persecuzione dei nazionalisti a tal punto da insospettirsi davanti a qualsiasi manifestazione in lingua ucraina e vedere membri di Pravyi Sektor ovunque. Tutto questo dal 2014 non è cambiato, è solo estremamente peggiorato sotto i nostri occhi.
Butchkevych, più radicale, sosteneva che se per esempio Apple avesse aperto una filiale nel Donbass certamente non avrebbe mai impiegato ucraini filorussi, non sanno e non vogliono fare niente. Dopo 20 anni, secondo Butchkevych, nel Donbass non hanno capito niente degli interessi Ucraini.
Combattere questa linea di pensiero estremizzata nel nazionalismo neonazista oggi minimizzato, porterebbe all’integrazione di due etnie estremamente diverse e non solo, risolverebbe molteplici tensioni incrementando la collaborazione culturale tra Russia e Europa, infine pacificherebbe un conflitto altrimenti inesauribile. Pare invece che nel 2022 siamo ancora condizionati dall’idea che occidente e oriente non possano integrarsi.
Ma se l’occidente si proclama in qualche modo superiore e democratico, può sostenere l’estremismo razzista e assimilare un disvalore tanto deprecabile come espressione della civiltà occidentale?
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