LA DANZA E L’OMBRA

DI LIDANO GRASSUCCI

 

Penombra, un’ombra senza pena. La pelle perlata da una giornata abbandonata prima dal sole, poi dal temporale e lasciata alla umidità.

La donna pensava a un pensiero che aveva dimenticato, a se stessa. La corsa del tempo fin lì erano appuntamenti di doveri che doverosamente aveva rispettato. Ora? Che silenzio intorno dopo lo sfaccio del temporale, che silenzio in un mondo affermato, che aveva fame di fermo.

Era sul divano come fa il gatto quando non vuole il disturbo e la notte è lontana, da venire.

Vestita lieve come di porporina di ali di farfalla e si guardava, si vedeva come fosse la prima volta o la prima volta di tanto tempo passato, un passato in cui aveva trascurato se stessa, ogni cosa di lei. Ora? Ora si trovò differente, come una sirena che nuotando con le balene non si era accorta delle sue proporzioni ma ripeteva quelle di intorno.

Si trovò speciale in un mondo che non era uguale, e la mano segnava le sue forme a modellarle come si fa col vetro fuso per inventare una forma che, invece, era già ma quella carezza la inverava.

Inverava, far diventare vero ciò che era sempre stato, solo dimenticato.

L’ombra alimentava questo percorso, questo disvelare attraverso il corpo l’anima.

Cominciò a muoversi prima timida, poi pareva danzare, poi volare. Poi…

Poi si trovava così intensa, odore di pino dopo il temporale, bosco davanti al mare.

Tempo tutto suo, tempo davanti allo specchio in cui crescendo diventava da ragazza a donna e poi consapecolezza, fortezza.

Nulla le suggeriva questo mondo, era semplicemente il suo mondo. In testa anche le immagini lontane di quella volta che un ragazzo la guardò non come si odorano le rose ma come ci si ferisce con le spine e il sangue stilla.

Temo presente. Tempo che forse era niente… ombra sul divano e la sua danza.

Immagine: La penombra, di Cosimo Di Guardo

La danza e l’ombra

 

Da:

24 Agosto 2022