DI ANTONELLO TOMANELLI
Tiriamo un sospiro di sollievo, perché non ci sarà nessuna guerra nucleare. Con il camion bomba fatto esplodere sul ponte di Crimea, Zelensky ha azionato il countdown della sua farsesca carriera. È l’inizio della sua folle guerra solitaria contro Putin, perché gli USA lo hanno mollato. Una guerra che per evidenti motivi sarà breve.
Che gli USA ne avessero abbastanza di lui, lo si era capito da un po’. La notizia data dal New York Times sulle responsabilità dirette dei servizi segreti ucraini (leggasi Zelensky) per il barbaro assassinio di Darya Dugina, e rilanciata più che volentieri dalle filo-atlantiste testate giornalistiche di tutto il mondo, lo ha trasformato da allievo prediletto degli americani in un moccioso cresciuto senza amore dai genitori, sempre più imbarazzati per le sue sgradevoli performance alle cene scolastiche di fine anno.
Forse gli USA non hanno mai digerito quei suoi atteggiamenti da Primadonna, quelle scorribande nei parlamenti di mezzo mondo, quelle esibizioni arrivate persino a varcare la soglia della mostra internazionale del cinema di Venezia, quella scelleratezza nell’annunciare che i soldati russi catturati saranno uccisi uno per uno, in barba alla Convenzione di Ginevra.
Ma soprattutto, quella tracotanza nel decidere per decreto che con Putin non si tratta. Ma come si permette, avranno tuonato da Washington. Siamo noi a decidere se trattare o no con un gigante come Putin, non tu, pezzo di cretino, gli avranno sicuramente detto. Tant’è che gli USA stanno trattando sottobanco con Putin.
Del resto, suona più che profetico il tweet inviato soltanto due giorni fa da Josh Hammer, direttore di Newsweek, magazine filogovernativo e autorevole voce del complesso militare-industriale USA: «We are beyond sick of Vlodymir Zelensky».
Con l’attentato al ponte di Crimea, Zelensky può ambire a diventare al massimo una spina nel fianco di Putin, non di più. Ma anche un personaggio inviso all’opinione pubblica, se ha deciso di emulare l’ISIS passando agli attentati kamikaze, come parrebbe dal drammatico video postato nel primo commento.
Ora però vi sono due incognite. La prima riguarda Putin. Che farà ora? Aspetterà quel mezzo milione di soldati che si stanno scaldando per affrontare un esercito ucraino che prima o poi esaurirà quelle armi attualmente in dotazione, e che non saranno rimpiazzate? Oppure vorrà chiudere subito la partita, sganciando piccole Hiroshima su suolo ucraino, risparmiando così tempo e denaro? Qualunque opzione scelga, se userà la forza in modo da mantenere nella sola Ucraina, e nemmeno tutta, il raggio d’azione bellico, la Nato non interverrà.
La seconda incognita è la UE, che da giorni va avanti a proclami a dir poco incendiari. Affrontare una guerra contro Putin sarebbe una follia, perché l’Europa diventerebbe un arido campo dove neanche i crisantemi crescerebbero. Vi è poi una spaccatura nella stessa Nato, di cui fanno parte quasi tutti i Paesi europei.
Alla fine, quindi, il massimo che farà la UE, giusto per non perdere la faccia e fino a quando non imploderà, sarà proseguire fino al trentaseiesimo pacchetto di sanzioni a Russia, parenti, affini e amanti, facendo crogiolare la Russia nell’ilarità.
E Zelensky, che fine farà? Pur privo dello scioccamente agognato premio Nobel, è ricco, quindi farebbe bene ad andarsene in pensione anticipata, vendendo la villa di Forte dei Marmi e sparendo dalla circolazione per sempre, magari optando per le moderne tecniche di plastica facciale, o mandando una lettera di sentite scuse a Putin, che probabilmente le accetterebbe.
Se invece deciderà di rimanere calato nella brutta copia del personaggio del film che l’ha lanciato, allora morirà.