DI ANTONELLO TOMANELLI
Zelensky continua a soffiare sul fuoco, vedendo nella terza guerra mondiale il solo modo per mantenere il proprio potere, e per rimanere vivo.
Dietro Zelensky c’è la UE, che attraverso Josep Borrell, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, manda a Mosca segnali bellicosissimi, mentre la Von Der Leyen si sente di garantire all’Ucraina un miliardo e mezzo al mese per tutto il 2023, soldi non certo vincolati come quelli del PNNR. Roba da matti, viene spontaneo dire.
Il più esagitato sembra essere Stoltenberg. Accusa Mosca di mentire sulla cosiddetta bomba sporca che gli Ucraini starebbero preparando trafugando sostanze radioattive da Chernobyl, per avere il pretesto di usare le armi nucleari. Dichiarazioni pesantissime, dunque.
In questo scambio di accuse e veleni vi sono sostanzialmente due assenti: USA e Gran Bretagna. Quest’ultima si è appena liberata di quella scocomerata di Liz Truss, che voleva diventare più famosa di Margharet Tatcher, ma è stata costretta a dimettersi accantonando definitivamente il sogno erotico di una guerra nucleare, segnando il record negativo di permanenza a Downing Street. I Conservatori hanno scelto come suo successore il ricchissimo Rishi Sunak, ex Goldman Sachs, origini indiane e fede induista, più interessato alla finanza internazionale che non a fare la guerra contro la Russia.
Gli USA sembrano allontanarsi dalla linea dura della UE. Già qualche giorno fa tutto il mondo aveva ritenuto più che significativa la frase di Barak Obama, da sempre uno dei più oltranzisti nell’armare l’Ucraina: «Dobbiamo far capire all’Ucraina cosa possiamo fare e cosa non possiamo fare». Oggi il capo del Pentagono Lloyd Austin dice che «Le linee di comunicazione tra i ministeri della Difesa russo e americano rimangono aperte».
Il portavoce del Dipartimento di Stato USA Ned Price, in un breafing con la stampa ribadisce l’impegno degli USA nel sostenere «qualsiasi sforzo diplomatico in cui Kiev deciderà di impegnarsi». Fino a precisare che «Il presidente Biden è stato chiaro, non entreremo in guerra con la Russia ma forniremo all’Ucraina quello che le serve per contrastare l’aggressione russa», senza tuttavia specificare se e che tipo di armi sarebbero disposti a dare. Mentre i capi di stato maggiore di Russia, USA e Gran Bretagna sono in continuo contatto.
Insomma, sembra che vi siano molti più contatti tra Russia, GB e USA che non tra USA e UE.
Lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, parla degli sforzi della Federazione Russa per stabilire un contatto con tutte le parti, ma specificando che «Francia e Germania non vogliono nemmeno ascoltarci».
Pare che l’Europa sia destinata a spaccarsi. E l’Italia, pur non perdendo occasione per ribadire il suo appoggio incondizionato all’Ucraina, certamente rimarrà fedele agli USA, in standby per le imminenti midterm, che ribalteranno l’attuale maggioranza del Congresso. Già trenta democratici hanno firmato un documento in cui si chiede al partito di battere la via diplomatica. Dunque, potremmo presto assistere ad un cambiamento in termini di narrazione del conflitto russo-ucraino.
Un indizio è nel come i media hanno presentato la questione di Anton Krasovsky, l’anchorman di Russia Today, immediatamente silurato per aver auspicato pubblicamente che i bambini ucraini vengano bruciati vivi o annegati. È stato quasi dato più risalto al suo fulmineo licenziamento che non alle sue parole.