DI MARIO PIAZZA
Lascio da parte per oggi i “provvedimenti” della presidentessa, quella dei tagli delle accise, dell’ordine pubblico e del disordine privato, quella che è finita la pacchia, quella che ruba ai poveri per aiutare i ricchi. Sondaggi o non sondaggi, in meno di tre mesi gli italiani si stanno rendendo conto della cantonata che hanno preso.
C’è un’altra cantonata, infinitamente più tragica, che ormai da un anno ci accompagna quotidianamente. Una cantonata da 50.000 morti ufficiali, 15.000 dispersi, da 150.000 edifici distrutti e da 14 milioni di profughi.


Una cantonata che ha messo in ginocchio l’economia di un intero continente per arricchirne smisuratamente un altro. Una cantonata che insieme al nostro stile di vita ha sputtanato per sempre l’informazione, una cantonata da cui non riusciamo ad uscire.
Dopo un anno di disastri crescenti ancora ci rincoglioniscono di retorica mentre tutto va rotoli e i burattinai incassano assegni miliardari, roba che sommando costi e ricavi avremmo potuto risolvere gran parte dei problemi dell’intero pianeta o, nel nostro piccolo cortile italiano, mantenere il reddito di cittadinanza per un centinaio d’anni e rendere gli ospedali degni di un paese civile.
E invece no, fatte le dovute proporzioni abbiamo messo a ferro e fuoco un’intera città per sedare una rissa tra delinquenti.