DI MARIO PIAZZA
Nessuno può negare che la presidente del consiglio sia una giovane donna.
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Anagraficamente 46 anni dovrebbero rappresentare una collaudata maturità, quel punto della vita dove le cose che si sono imparate e le esperienze che si sono fatte consentono di esprimere il meglio non dell’intelligenza ma della capacità deduttiva. Da quel punto di vista Giorgia Meloni non è giovane ma giovanissima, diciamo tra i 10 e i 13 anni.
Solo così si spiega come la sua spasmodica concentrazione sulle migrazioni la possa spingere a chiamare “scafisti” o addirittura trafficanti di esseri umani quei quattro disgraziati che hanno portato il fatale caicco a schiantarsi sulla secca di Cutro.
Scafista è un termine che arriva da lontano, da quando il contrabbando di sigarette era fiorente.
Gli scafisti facevano la spola tra le navi ferme al largo e la costa con grandi e velocissimi motoscafi, quelle dozzine di motoscafi blu che tutti potevano ammirare ormeggiati sotto Castel dell’Ovo a Napoli. Lo scafo era il loro strumento di lavoro, proprio come oggi lo sono le grandi imbarcazioni che partendo da Libia e Tunisia trasportano migliaia di migranti in acque internazionali e li trasbordano su gommoni e barchini lasciati in balia degli eventi. Dopo averlo fatto lo scafista se ne torna sano e salvo con il suo scafo al punto di partenza, pronto per il viaggio successivo. Chi tenterà di governare la piccola imbarcazione abbandonata in mezzo al mare oppure quelle partite direttamente dalle coste libiche e tunisine non è uno scafista, è soltanto un migrante come gli altri a cui è stato frettolosamente insegnato ad usare la manetta del gas di un motorino fuoribordo.
Ammettiamo invece che quelli di Cutro fossero una specie diversa di scafisti, chiamiamoli “scafisti kamikaze” ovverossia gente disposta a distruggere la carretta che stanno governando pur di approdare e che torneranno a casa per godersi i lauti guadagni dopo essere stati catturati ed espulsi. Qualcuno sa spiegarmi per quale ragione avrebbero tentato la fuga alla vista dei lampeggianti della polizia? Davvero potevano pensare di sfuggire ai radar delle motovedette navigando a 7 miglia l’ora o magari di tornarsene in Turchia con quel catorcio?
Dei veri trafficanti invece, gli ormai ricchissimi organizzatori che vedono soltanto l’acqua delle loro piscine e delle spiagge alla moda neppure voglio parlare, farei un torto alla mia e alla vostra intelligenza.
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A noi rimane un bel problema da risolvere: Come possiamo evitare un disastro dopo aver affidato il paese a una ragazzina adolescente?