SCHLEIN LEADER O FANTOCCIO DEL PD

DI GIOACCHINO MUSUMECI

Gioacchino Musumeci

 

Ho difeso Elly Schlein dal bullismo maschilista di certi politici, ma parliamo di politica perché le cose cambiano e si diventa critici.
La neosegretaria non volta pagina e preferisce la coesione alla coerenza, e in nome dell’eterno renzismo nomina Bonaccini presidente del Pd.
Spettacolo troppo deludente: i vecchi ingranaggi del sistema su cui si inseriscono nuovi pezzi figli di un sistema sempre uguale. La Schlein per ora non ha alcun peso specifico nel panorama politico, è troppo presto per pronunciarsi in qualsiasi direzione ma basta leggere un pezzo della Fusani e la neosegretaria diventa l’ennesimo spunto per pronunciarsi contro il solito avvocato di Voltura Appula.
La Fusani non l’ha mai digerito e appariva chiaro dalla petulanza con cui la giornalista scavalcava i colleghi e rivolgeva domande oltre il consentito in conferenza stampa dell’ex presidente del Consiglio.
Oggi la stessa Fusani parla anzitempo della Schlein ispiratrice delle folle e mi vien da ridere. “Di questi innamoramenti– Scrive la giornalista- negli ultimi dieci anni ne abbiano visti tanti. Tutti puntualmente consumati e ribaltati fino a diventare odio”.
La Fusani si riferisce dolorosamente a Renzi, partito in quarta per poi implodere schiacciato dal proprio narcisismo politico. L’amore non si trasforma in odio per caso, Renzi si propose rottamatore del vecchio e finì per rottamare i diritti dei lavoratori trasformandoli in prede facili del precariato col turbo. Il resto è storia di neorinascimento arabo e babbi di cioccolato.
In quanto a Elly per ora non c’è amore, al massimo stima; prima che diventi odio ce ne passa a meno che i media non la vogliano fallita per forza o odiata, la qualcosa avverrà qualora la Schlein non si conformi all’idea della Sx clonata da Washington, quindi fanatica della Nato e delle Armi. Ma a voler essere obiettivi la direzione sembra segnata.
Giacché per ora sul piano politico la neosegretaria nulla di nuovo ha da dire, la Fusani fa come sempre: sparla di Conte che certe lacune piddine non si vedano e scrive: “Intanto un risultato Elly Schlein lo sta ottenendo: sta consumando la leadership di Giuseppe Conte che fino alla elezione della segreteria era convinto di poter essere lui il riferimento dell’area di centro sinistra, l’avvocato di Volturara Appula, il Che Guevara con la pochette. Lui la novità, lui quello capace di aggregare, di parlare alle folle e di convincerle. Era Conte l’interlocutore con cui Landini parlava spesso e volentieri, quasi una consulenza; Conte quello che parlava ai poveri con l’immancabile promessa del reddito di cittadinanza che Schlein ha sostituito con il più realistico salario minino. Era Conte il leader dei pacifisti in Parlamento, quelli pronti a fermare il rifornimento di armi all’Ucraina. Su questo piano Schlein ha scelto di non pronunciarsi, non ancora almeno, meno che mai in una piazza perché non ci sono dubbi che si tratta dell’argomento più divisivo nell’area del centrosinistra.”
Ecco giusto poche note: a parte il tono canzonatorio la pora Fusani scrive inesattezze strumentali: Conte non si è eletto leader della Sx, quest’idea è un prodotto mediatico contorto è un po’ pettegolo. Conte ha proposto temi di Sx nel momento in cul il Pd di Letta era diventato l’ambasciata americana in parlamento. Italia Viva manco a parlarne. E’ ovvio che ne derivasse consenso popolare, escluso Conte la Sx non aveva interlocutori politici sulle piazze, è talmente ovvio.
E’ arrivata la Schlein ma sfortunatamente per il Pd, il salario minimo decantato dalla Fusani è stato appena snobbato da Meloni e Conte ne parlava già ai tempi di Draghi, cioè quando Di Maio, acclamato dall’establishment piddina e renziana, oltre la simpatica Dx, si impegnava a distruggere il Movimento e Schlein dormiva in una camera di deprivazione sensoriale. Il Salario Minimo, cara Claudia Fusani, non è una novità del Pd bisognerebbe scrivere meno bugie. Poi il Rdc è stato più che reale, invece purtroppo per i lavoratori è molto irreale proprio il salario minimo, il che testimonia il peso della Schlein su cui già si ricama prima ancora che abbia fatto qualcosa oltre chiacchierare.
Poi c’è il tasto dolente, ovvero le armi all’Ucraina. Fusani dice le bugie: è falso che Elly non si sia pronunciata, intervistata da Repubblica disse: “Per chi, come me, viene dalla cultura del disarmo, è un vero dilemma etico. Penso che la pace non si faccia mai con le armi.” Ma eletta parlamentare la Schlein votò a favore dell’invio. Non solo: Il 24 gennaio 2023 Schlein ha votato a favore anche della conversione in legge del decreto-legge che ha prorogato per tutto il 2023 l’invio di aiuti militari agli ucraini.
Perciò ha ragione chi sostiene che Elly sulle armi sia molto ambigua e non perché il tema sia divisivo dato che solo la minoranza di Italiani è favorevole alle armi sia qui che altrove. La questione è più prosaica: Schlein guida un partito apertamente allineato con la dottrina Nato, qualora si azzardasse a fare dichiarazioni contro la politica militare di Washington, si troverebbe tutti contro, giornalisti a comando in primis.
Ciò suggerisce che la Elly non abbia spessore rilevante né personalità sufficiente per professarsi novità che purtroppo per ora non è. Certo non leader della Sx ma del vecchio Pd che cambia pelle ma non sostanza. Questo si è un dilemma perché complica di molto le ipotesi di un fronte solido contro la Dx, specchio degli interessi di quella borghesia trasversale conservatrice dichiarata riformista che detesta la politica per il popolo dei reietti.