DI ORSO GRIGIO
Nel mio post di qualche giorno fa, quello sulle figurine di mer*a del centro sinistra, invitavo Conte e Schlein (o chi per loro) a intervenire su questa pagina per spiegarmi quello che non ho ancora capito, e cioè quale sarebbe la loro strategia e come pensano di fare quello che i loro elettori (reali o ancora da convincere) si aspettano, cioè tutto il possibile per mandare a casa i pericolosi incapaci di adesso e possibilmente governare meglio di loro.
Naturalmente non mi hanno nemmeno ca*ato di striscio, dimostrando anche poco acume tattico, perché un loro intervento, anche se fatto in politichese e aprendo parentesi fumose acciocché non se ne capisse il contenuto, come un po’ nello stile di entrambi (ma più di Schlein), sarebbe andato tutto a loro vantaggio.
State pensando che la mia era una pretesa assurda, lo so.
E avete ragione, io non sono niente e nessuno ed è abbastanza ovvio che i due non possano certo distrarsi, e nemmeno debbano, dedicando tempo e attenzioni a qualsiasi stro*zo che scriva le sue mer*ate sulla rete. Come me, appunto.
Tuttavia ho la presunzione, per qualcuno l’arroganza, di credere che le mie idee, le nostre visto che siete in tanti a condividerle, meriterebbero invece più rispetto, anche se capisco che in tempi bui di Pensiero Unico appaiano un po’ stonate, e quindi sia meglio tenerle relegate dentro l’inutilità dei social.
Una volta c’era la strada, la sola cosa che contava e che conta ancora, e le cose che oggi scriviamo su questo nastro trasportatore che le consegnerà all’oblio, le gridavamo lì, e poi ancora più forte nelle piazze dove si andava a manifestare. E in quelle piazze eravamo tanti: veri, presenti, reali. Ognuno col suo nome e la sua faccia, un’altra cosa che non si usa più metterci, e il rumore di quelle grida si levava alto, lo sentivano tutti, c’era perfino qualcuno pronto ad ascoltarlo.
E ci sentivamo forti, parte di qualcosa a cui era bello appartenere.
I tempi però cambiano e oggi ci siamo rintanati come mosche ognuno sotto il suo bicchiere di vetro, ognuno con il proprio inutile ronzio, convinti che sia quello giusto. E forse lo è, ma siamo solo piccole voci senza mai diventare coro e quelle idee non gridano più. Quel ronzio non si sente, non infastidisce nessuno.
A loro, ai nostri politici, troppo intenti a mantenere equilibri e gestire ambiguità, di quello che pensiamo non frega un ca*zo di niente.
Ci lasciano giocare ma di noi se ne sbattono le palle, come si fa con i bambini un po’ irrequieti.
Noi, nella nostra bella camerina, col nostro giocattolone iper tecnologico dove vomitare rabbia e domande per risposte che non ci troveremo mai, e loro in salotto, a prendersi il tè e compiere indisturbati i loro disastri.
Bei tempi quando eravamo un po’ discoli, quando facevamo le bizze e strillavamo come aquile per avere la loro attenzione.
Ormai siamo il popolo, parola che odio ma che uso proprio perché la odio, che tutti i poteri vorrebbero.
Innocui, spenti, inutili.
Come se non esistessimo o non avessimo voce.
E se qualche ronzio ogni tanto esce dal bicchiere e arriva alle loro pregiatissime orecchie appaiono infastiditi, occupati come sono a mettere in scena questo teatrino dove non si riescono nemmeno più a capire i ruoli.
Non parlo della maggioranza: da chi la fa e da chi la vota mi aspetto solo il peggio e in merito ho aspettative talmente sottoterra che difficilmente riusciranno a stupirmi. E sono anche stanco di stare lì ogni volta a ricordare chi sono e che nome abbiano. Metteteci davanti un “post”, un “new” o un “ri” ma la parola che li definisce è “fascisti”. E’ quello che sono e che molti di loro rivendicano orgogliosamente.
Sono gli stessi che Berlusconi si vantava di aver riportato in parlamento qualche decina d’anni fa.
Certo, questi non sono più gli anni venti, ma è anche vero che dalla storia non abbiamo imparato un ca*zo perciò ci sono margini di peggioramento ancora da esplorare.
Io parlo degli altri, dell’opposizione.
E’ lì che mi incazzo come una biscia guatemalteca perché faccio fatica a vedere dove sarebbero migliori. Mi sembrano tutti parte dello stesso sistema, gambe dello stesso tavolino, facce della stessa medaglia. Pur dentro la forma, i modi e le regole di quello che è il nostro sistema, mi aspetto di più.
Non di vincere, ma di lottare. Mi aspetto il cuore, la rabbia, l’ascolto, la coerenza fra il prima e il dopo essere stati eletti, il coraggio, la lealtà, la partecipazione, la piazza, e invece mi sembrano impiegati del catasto che sbrigano la loro pratica.
Qualcuno dice che la vera forza di questo governo sono loro, e mi trovo piuttosto d’accordo.
I tempi di morte che viviamo richiedono un impegno maggiore da parte di tutti, e il coraggio delle scelte.
Se questo impegno nella creazione di un’alleanza forte per un patto di governo credibile non lo trovano, e se il coraggio delle scelte, come quella sull’invio delle armi dove Schlein la pensa come Meloni, non ce l’hanno, prendano atto che fare politica non è obbligatorio e tornino lei in Svizzera e lui al suo prestigioso studio legale, che noi ce la caveremo lo stesso.
Forse sono troppo esigente e poco pragmatico, me ne rendo conto, ma lo sono anche con me stesso, con le mie idee, con le passioni, con gli affetti.
Non so essere diverso da così.
E ho una parola sola, oppure sto zitto.
A qualche fan club integralista dei 5S e a certe “bimbe di Conte”, che hanno letto le mie critiche al loro idolo come attacchi efferati, oltre a invitarli a leggere tutto quello che scrivo e non solo le righe che gli fanno comodo (oppure valutare la sempre preziosissima opzione del silenzio), ricordo poi che io il Movimento l’ho votato e lo voterò ancora perché tuttora non vedo altra scelta possibile, ma ho una testa pensante che fino a quando rimane tale ho intenzione di usare.
E voglio dargli anche il consiglio di non fargli troppi complimenti, ai politici, perché quelli se li fanno da soli, la loro autostima è quasi sempre fuori scala.
Fategli le critiche, invece. E’ di quelle che hanno bisogno per crescere.
Non sono protagonisti di una telenovela del ca*zo, decidono delle nostre vite.
Pretendete di più, ma non dagli avversari politici che tanto non ce ne sarà uno che cambierà idea, ma da voi stessi e da chi vi deve rappresentare.
Altrimenti uno più di loro non lo saremo mai.